Quella giungla delle commissioni: così possono paralizzare le Camere

Senza i parlamentari di Italia Viva la maggioranza arranca in quasi tutte le commissioni parlamentari. Ecco le riforme che rischiano di rimanere impantanate

Quella giungla delle commissioni: così possono paralizzare le Camere

Ormai, secondo i bene informati, l’esito più gettonato di questa crisi sarà un governo Conte Ter. Se il premier stasera riuscisse ad incassare almeno 158 voti in Senato, riprenderanno le trattative per reclutare i "volenterosi". L’obiettivo è formare entro fine mese un gruppo solido che tenga in piedi il governo, al quale però bisognerà offrire una contropartita.

È per questo che l’ipotesi di un nuovo governo Conte resta in piedi. "Già è partita la corsa alle poltrone e l’assalto agli incarichi che erano di Italia Viva", commenta il renziano Michele Anzaldi, raggiunto al telefono dal Giornale.it. Eppure questo, sostiene qualche commentatore, è l’unico modo per evitare il "Vietnam" nelle commissioni parlamentari. È qui che, anche se Conte dovesse andare avanti con un governo di minoranza, l’azione dell’esecutivo rischia di impantanarsi.

La presidenza di tre commissioni, Finanze e Trasporti della Camera e Sanità del Senato, è in mano ad Italia Viva. E i renziani non ci pensano a mollare le redini. "Le commissioni sono organi di garanzia e quindi credo che sia assolutamente impossibile vedere un cambio in questa fase, Continuerò a svolgere il mio ruolo di garanzia così come ho sempre fatto”, ha detto ad Agorà, su Rai Tre, la presidente della Commissione trasporti Raffaella Paita.

I vertici delle commissioni parlamentari, come ricorda Repubblica, possono decidere di accelerare o rallentare i processi legislativi, ma anche scegliere quali disposizioni mettere da parte. I giallo-rossi possono fare a meno dei voti dei renziani soltanto in commissione Affari Sociali. In tutte le altre il gruppo di parlamentari di Italia Viva è determinante. Tra queste ci sono la commissione Giustizia e Affari Costituzionali della Camera e del Senato, dove si discutono la riforma della prescrizione e il progetto di riforma della legge elettorale.

A dare un’idea degli scenari che potrebbero prefigurarsi è il Messaggero. Nella commissione Giustizia alla Camera Pd e M5S possono contare su 21 deputati più il presidente. Il centrodestra ne ha 19, Italia Viva 3, Azione-Più Europa uno. In più c’è una deputata del gruppo misto, Piera Aiello. Se Italia Viva dovesse votare con il centrodestra, basterebbe il voto di Aiello o del deputato di Azione, Enrico Costa, per mettere in minoranza le forze di governo.

Stesso discorso per la commissione Affari costituzionali. Anche qui se i renziani e Azione votassero con il centrodestra ci sarebbe una situazione di parità che farebbe vincere i voti contrari. Parità ci sarebbe anche in commissione Bilancio al Senato, la stessa che dovrà esaminare il Recovery plan, dove il governo rischia di essere messo nell’angolo.

Situazione speculare al Senato, dove in commissione Affari costituzionali il voto del senatore di Italia Viva, Leonardo Grimani, o quello di Sandro Ruotolo del gruppo misto, sarebbero decisivi per mettere in minoranza i partiti di governo. Stesso scenario in commissione Giustizia. Insomma, se Renzi ha promesso lealtà sui ristori e sullo scostamento di Bilancio, su molti altri provvedimenti, come la riforma della legge elettorale e quella della prescrizione il governo potrebbe avere le mani legate.

I renziani sono già sul piede di guerra. "La parola riforma con questi numeri scordatela proprio, le riforme in Italia si fanno con le maggioranze ampie", avverte Anzaldi, che però parla di discorsi prematuri finché non si saprà come si concluderà il voto in Senato. Di una cosa però è certo. "Conte la deve finire di insultare, se noi come ogni volta non diamo il nostro contributo, lui rischia tutto". Il riferimento è allo "sforzo di Renzi che, con grande senso di responsabilità, sta lottando per far astenere il suo gruppo".

Con il suo atteggiamento, secondo il deputato di Italia Viva, il premier lo starebbe "vanificando". In molti, infatti, assicura Anzaldi, "vorrebbero votare no". "Ma non solo alla fiducia – insiste - no allo scostamento di bilancio, e via dicendo". Insomma, per evitare il pantano, i fedelissimi del premier puntano alla formazione di un gruppo politico che possa appoggiare il governo e riequilibrare la geografia delle commissioni. Quei "volenterosi" con cui Conte punta a sostituire i renziani di Italia Viva.

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