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"Giuseppi mentitore seriale". Fdi stana l'ex premier per le bugie sulla pandemia

I meloniani in mascherina a Montecitorio: "Ora i documenti legali sul giro d'affari"

"Giuseppi mentitore seriale". Fdi stana l'ex premier per le bugie sulla pandemia
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Giù la mascherina, Giuseppe Conte. La ricerca della verità sulla gestione della pandemia risuona (finalmente) in una rumorosa aula di Montecitorio, dove lo scontro tra l'ex premier e i deputati di Fratelli d'Italia che indossavano una mascherina come forma di protesta e che già durante il Covid sentivano puzza di bruciato sugli affari legati all'emergenza, esplode in uno scambio di accuse pesantissimo che chiama in causa come giudice ultimo il ministero della Salute per una informativa su tutti i documenti legati agli affari sulle mascherine.

"Il leader M5s è un bugiardo seriale, inaffidabile e inattendibile. Ci sono tanti Giuseppi in giro che sul Covid dicono cose diverse ma mentono tutti, di cosa ha paura?", è l'affondo di Alice Buonguerrieri, battagliera capogruppo FdI in commissione Covid. "Non abbiamo nulla da nascondere, abbiamo favorito la commissione Covid purché fosse estesa alle Regioni che voi governavate, dove c'è stata la gestione più critica della pandemia. Ma siccome il coraggio non vi appartiene...", è stata la replica di Conte, che ha aggiunto: "Ho chiesto al presidente della stessa commissione Marco Lisei chiedendo di poter offrire un mio specifico contributo, ma non ho mai ricevuto risposta. Vorrebbero farmi dimettere dalla commissione e impedirmi di esercitare le mie prerogative parlamentari", ha concluso.

Ma senza dimissioni temporanee Conte non può parlare, e questo l'ex premier lo sa bene. Così come sa che le dichiarazioni in commissione dell'imprenditore Dario Bianchi su una commissione "mascherata" da consulenza chiesta dal collega di studio Luca Di Donna potrebbero far riaprire le indagini sulle mascherine della Procura di Roma.

Proprio ieri in commissione Covid il colonnello Alessandro Nencini, esperto pro tempore della Gdf all'ambasciata di Pechino, ha ribadito ciò che ha sostenuto il funzionario delle Dogane Miguel Martina: la Cina aveva dato all'esecutivo una white list di aziende affidabili già nel marzo del 2020, eppure il commissario Domenico Arcuri si è rivolto soprattutto ai consorzi cinesi Wenzhou Luokay "a cui il governo Conte ha pagato 1,251 miliardi sprecando soldi pubblici per mascherine inidonee e pericolose, con rischi per la salute", sottolinea la Buonguerrieri.

La vera domanda a cui Conte non risponde è una sola: il governo sapeva che stava importando materiale scadente, fatto di cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro era a conoscenza per sua stessa ammissione? Se sì, è complice. Altrimenti è stato a dir poco ingenuo.

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