Renzi sfida Conte: "Sfiduciare Bonafede e abolire il reddito minimo"

Renzi tira dritto sulla prescrizione: "Non morirò grillino". E sfida il premier: "Se vuole sostituirci, la prossima volta ci riesca"

Renzi sfida Conte: "Sfiduciare Bonafede e abolire il reddito minimo"

L'ultimo scontro, in ordine temporale, è quello sulla prescrizione. Ma negli ultimi giorni di occasioni per venire alle mani nella maggioranza ce ne sono state talmente tante che molti analisti hanno ipotizzato che la rottura fosse a un passo. Per il momento sembra solo rinviata. Resta il fatto che tra Matteo Renzi e il resto del governo i rapporti sono ormai ai minimi termini. Il leader di Italia Viva ce l'ha soprattutto con gli ex compagni di partito. Li accusa di aver cambiato idea. "Io non voglio morire grillino", dice intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta. Il punto è che, come lui stesso spiega, le divergenze non sono più solo sulla giustizia. Anche sull'economia e sulle infrastrutture le distanze si stanno facendo siderali.

O Italia Viva resta dentro l'esecutivo, con pari dignità e rispetto da parte del premier e delle altre forze politiche alleate, oppure starà fuori. Renzi non solo non contempla l'appoggio esterno ma conferma la linea dura nei confronti dei giallorossi. E così, intervistato da Vespa, annuncia la sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (arriverà "entro Pasqua" se i Cinque Stelle "non ritirano la proposta" sulla prescrizione) e sfida apertamente il premier Giuseppe Conte a far fuori Italia Viva dalla maggioranza, "se ci riesce". "Ci hanno già provato a farci fuori dalla maggioranza, non ci sono riusciti", accusa precisando che non è Italia viva a voler uscire dalla maggioranza ma è Palazzo Chigi a voler fare a meno dei renziani. "Hanno provato a mettere insieme i parlamentari 'responsabili' - incalza - la prossima volta farebbero meglio a riuscirci". La legislatura è più che mai appesa a un filo. Riuscire ad arrivare alla scadenza naturale, nel 2023, sembra sempre più impossibile. "Tutti noi dovremmo darci una regolata", ammette il leader di Italia Viva che non crede "si possa continuare in questo gioco di equilibri. Guardiamoci negli occhi e diciamoci che così non si va avanti".

La fiducia sul decreto sulle intercettazioni arriverà domani in Aula al Senato. Renzi e i suoi la voteranno, "per carità di patria". Il casus belli resta il decreto sulla prescrizione. E su questo punto non intende soprassedere. "Vengono da me e mi dicono 'o così o pomì'", rivela chiamando in causa soprattutto i dem e accusandoli di fare politica come un "lines notte", ovvero come "chi assorbe qualsiasi proposta pur di mantenere la seggiola". Ancora oggi, in commissione Giustizia, Italia Viva ha votato con Forza Italia scatenando le ire dei dem. "Non lo tolleriamo a lungo", sbottano i piddini. Ora, per evitare che l'esecutivo vada a carte quarantotto, Renzi propone a tutte le forze politiche che lo compongono una "scossa" che investa sia l'economia sia le infrastrutture. Un'utopia perché tra le sue proposte c'è quella di abolire il reddito di cittadinanza, bandiera dell'ideologia grillina, e "mettere quei soldi per il taglio delle tasse alle aziende".

Se anche "si rompesse la maggioranza di governo", Renzi non vuole battere la strada delle elezioni anticipate, "non prima del 2021" almeno. "Questo Parlamento non vuole andare a casa... - ammette - al prossimo voto si riduce il posto nella zattera". Così propone di lavorare tutti insieme per cambiare le regole per eleggere il "sindaco d'Italia, una persona che sta lì per cinque anni". "La soluzione - dice - è l'elezione diretta del presidente del Consiglio". Per riuscire a fare una riforma del genere pensa al stesso modello messo in piedi col Patto del Nazareno o al governo Maccanico, che però non vide mai la luce.