Roma - "Siamo noi il partito dei magistrati, non gli altri. Noi vogliamo salvaguardare la sacralità della toga, che mai può essere condizionata, che dev'essere libera. A questo serve la separazione delle carriere". Una provocazione? Sì, Antonio Tajani la fa dal palco dell'hotel romano dove è salito, tolta la giacca scura da vicepremier e ministro degli Esteri, con il maglioncino blu da leader di Forza Italia.
La tre giorni per celebrare, 32 anni dopo, la discesa in campo di Silvio Berlusconi è iniziata a Napoli venerdì e si concluderà oggi a Milano, ma il clou è nella capitale e il tema centrale è il referendum. L'hotel è affollato per l'evento "Valori: più libertà, più giustizia" e Tajani accusa gli avversari della riforma di voler perpetrare l'occupazione politica della magistratura, voluta nel dopoguerra da Togliatti e realizzata dalla "corrente di magistrati comunisti, Md, con Luciano Violante come leader". Ma per il segretario azzurro, "chi serve lo Stato non può servire un partito". Cita il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, di cui la figlia Rita ha ricordato che mai ha saputo per chi votasse, come suo padre ufficiale. Tajani respinge le accuse a Fi di essere il "partito degli avvocati, che vuole tutti fuori" perché "il garantismo è non volere nessun innocente in galera".
Delle tre riforme del centrodestra, l'autonomia della Lega, il premierato di FdI e la giustizia bandiera di Fi, l'ultima ha tagliato il traguardo. E ora manca poco, dice Tajani, manca il voto giusto al referendum, quello per il Sì. "Il miglior regalo per Berlusconi". Lui è ottimista e guarda avanti: prossimo obiettivo la responsabilità civile delle toghe.
La platea applaude, la leadership di Tajani appare più forte di prima, accantonate velleità di qualche vice, come il governatore calabrese Roberto Occhiuto. E il portavoce Raffaele Nevi sottolinea: "Siamo orgogliosi di avere un leader come Tajani, che ha ridato prospettiva ed entusiasmo a Fi e sta dando lustro al Paese con una politica estera sempre più autorevole, che ha collocato l'Italia in una posizione centrale in Europa".
Sul palco, introdotto dal direttore del Tempo Daniele Capezzone, ecco il responsabile giustizia di Fi Enrico Costa, che parla delle 100mila vittime di ingiuste detenzioni, della malagiustizia molto più diffusa.
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, cita le "balle spaziali" dei magistrati sulla riforma e introduce il rappresentante della categoria, con un pupazzetto di Pinocchio. Pierantonio Zanettin al Csm è stato con Luca Palamara e difende il sorteggio dei candidati. Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto esalta la folla sul Sì al referendum.