Gori: "A Bergamo i morti sono tre volte quelli ufficiali"

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, spiega che i numeri che sentiamo in tivù sono solo "la punta dell'iceberg", ma i morti da coronavirus sarebbero tre volte superiori

Gori: "A Bergamo i morti sono tre volte quelli ufficiali"

Il coronavirus ha messo in ginocchio Bergamo. "Il numero reale delle vittime è di oltre due volte e mezzo quello certificato ufficialmente". A dirlo è il sindaco Giorgio Gori che, in un'intervista rilasciata a Tpi, spiega che il bollettino che sentiamo in tivù rappresenta "solo parzialmente la dimensione dell’epidemia e il dramma di tante famiglie".

Secondo il primo cittadino di Bergamo i dati relativi ai contagiati sono sottostimati perché "riguardano solo coloro che sono risultati positivi al tampone". "E - aggiunge - i tamponi in Lombardia si fanno solo a chi si presenta in ospedale con sintomi molto seri". La situazione attuale del capoluogo lombardo, dunque, "è solo la punta dell’iceberg", dal momento che le statistiche diffuse dalla Regione e dalla Protezione Civile non prendono in considerazione gli asintomatici e le persone sintomatiche a cui non viene fatto il tampone. Facendo un confronti tra i decessi verificatisi tra il primo e il 24 marzo di quest'anno e la media dei decessi degli ultimi dieci anni, avvenuti sempre in quello stesso arco di tempo, si è visto che "il numero dei decessi di quest’anno dall’1 al 24 marzo è quattro volte e mezzo superiore alla media degli anni precedenti". Per la precisione "ci sono stati 446 decessi, negli anni precedenti mediamente 98. Sono 348 in più. Per le statistiche ufficiali i decessi causati da Covid 19 sono 'solo' 136: tantissimi, ma molti meno di quelli realmente avvenuti", spiega Gori secondo cui "ci sono 212 decessi in più di quelli ufficialmente calcolati. Con i medesimi sintomi". Un fenomeno che non riguarda solo Bergamo città, ma anche i comuni della provincia. Molti anziani, riferisce il sindaco del Pd, muoiono nelle proprie abitazioni o nelle Rsa "senza che sia stato possibile anche solo diagnosticare loro la malattia".

Ma non solo. Con una mortalità che gli infettivologi stimano tra il 2% e l'1%, i bergamaschi contagiati "potrebbero essere tra 17 e 35mila, la maggior parte dei quali fortunatamente con sintomi leggeri o con nessun sintomo", ma,q ualora la mortalità fosse più bassa "il virus avrebbe colpito già il 30% dell’intera popolazione di Bergamo". Gori conclude la sua intervista con una considerazione alquanto allarmante: "Non c’è - dice - famiglia che non sia stata toccata, non c’è nessuno di noi che non debba preoccuparsi per un amico, un parente o un collega in gravi condizioni. Oltre ai tanti a casa con sintomi più leggeri. L’incidenza della malattia è molto, molto elevata".