Il governatore ribelle indigna se è di destra

Per i politici di sinistra c'è - lo sappiamo ormai da tempo - uno statuto speciale. Una specie di legislazione parallela secondo la quale possono fare e dire molte di quelle cose che ai loro dirimpettai di centrodestra sarebbero vietate.

Il governatore ribelle indigna se è di destra

Per i politici di sinistra c'è - lo sappiamo ormai da tempo - uno statuto speciale. Una specie di legislazione parallela secondo la quale possono fare e dire molte di quelle cose che ai loro dirimpettai di centrodestra sarebbero vietate. E già questa, con ogni evidenza, è un'anomalia. Ma poi c'è «l'anomalia». Cioè Vincenzo De Luca, governatore ma più probabilmente viceré della Campania. Uomo al quale tutto è concesso e che sembra non appartenere ad alcun partito, proprio lui che dentro un partito (Pc-Pds-Pd) ha trascorso una vita intera. Come con i dittatori comunisti rimane sempre il dubbio se siano realmente loro o una controfigura, così con lui non si capisce mai se tratti realmente del governatore in carne e ossa o di un suo imitatore.

Perché le sparate di De Luca sono talmente iperboliche da sembrare irreali. Deve essere per questo che nessuno ormai ci fa più caso. Ma finché parla di Napalm e lanciafiamme imitando Crozza che imita lui, tutto sommato è giusto derubricarlo - al netto della grammatica istituzionale - per quello che è: un guitto. Il problema è quando da maschera vuole farsi viceré. Due giorni fa, dall'alto delle sue competenze scientifiche e in barba alle decisioni del governo, ha annunciato che le scuole in Campania non riapriranno il 10 gennaio. Ci sono troppi positivi e De Luca ha deciso di mettere tutti in didattica a distanza. Una posizione che ha scatenato le ire del premier e dell'esecutivo. Però c'è un però grosso come una casa. Perché De Luca non è solo un governatore mezzo matto che fa dirette fiume su Facebook come se fosse sul palco dello Zelig. De Luca è anche un esponente di primo piano del Pd, partito attualmente al governo. Eppure fanno tutti finta di non saperlo. Di fronte ai suoi deliri i compagni di partito si mettono a fischiettare, come se non lo conoscessero. Invece lo conoscono bene, eccome. È uno di loro: da ragazzo si iscrive al Pci, nel 1990 è vicesindaco di Salerno, città della quale sarà primo cittadino per quattro volte e nel 2001 viene eletto deputato con L'Ulivo. Attualmente è iscritto al Pd, partito per il quale suo figlio è parlamentare. Insomma, dalle parti del Nazareno sanno piuttosto bene chi è Vincenzo De Luca. Anche se fingono che non sia uno di loro. Notate bene; se un governatore di centrodestra - che sia Fedriga, Zaia o Fontana - prende una posizione in contrasto con il governo il caso diventa immediatamente politico, nel senso che riguarda il partito e la coalizione di cui fanno parte. In men che non si dica Matteo Salvini e la Lega tutta vengono immediatamente messi sulla graticola, adombrando il sospetto che ci sia una frattura all'interno del partito e che il protagonismo di un amministratore regionale possa implicare chissà quale guerra al primo congresso utile. De Luca invece può sbertucciare, offendere, imitare, minacciare e financo chiudere le scuole senza che nessuno dica nulla. Nel silenzio assoluto di Enrico Letta e di tutta la dirigenza del Pd, come se fosse loro estraneo. Forse convinti che quello che ha deciso di mettere tutti in Dad sia Crozza e non il Vincenzo De Luca viceré della Campania nel nome del Partito Democratico.

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