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Governi scomodi e interessi politico-economici. Dal Cile a Cuba, un secolo di blitz in America Latina

Governi scomodi  e interessi politico-economici. Dal Cile a Cuba, un secolo di blitz in America Latina
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Non succedeva dal 1989, da quando sotto l'amministrazione di George Bush padre gli Stati Uniti intervennero a Panama per deporre il generale Manuel Noriega. Ma per tutto il Novecento la Casa Bianca è entrata a gamba tesa in America Latina, il giardino tropicale di casa, per sostituire governi scomodi e imporne di più acconci agli interessi di Washington. Un'interpretazione spregiudicata della dottrina Monroe, che dal 1823 teorizzava l'idea della supremazia della nazione nell'intero continente americano e il conseguente rifiuto di qualsiasi ingerenza di potenze straniere.

Il primo Paese a conoscere il braccio violento della legge di Washington fu il Nicaragua, che nel 1912 subì l'occupazione della US Army e divenne un protettorato a stelle e strisce di fatto. In quel caso l'obiettivo statunitense era impedire la costruzione di un canale in Nicaragua che avrebbe fatto concorrenza a quello di Panama, di cui Washington aveva acquistato i diritti nel 1904 dalla Francia.

Nel 1954 fu il Guatemala a vedere la sua storia riscritta dall'ingerenza americana, quando mercenari addestrati dalla Cia deposero il colonnello Jacobo Arbenz Guzmán, la cui riforma agraria minacciava gli interessi dell'americana United Fruit Corporation, la futura Chiquita.

Un intervento celebre anche se fallito da parte degli Stati Uniti fu quello dell'aprile 1961 quando, dal 15 al 19, 1400 militari finanziati e addestrati dalla Cia tentarono di sbarcare alla Baia dei Porci, a Cuba, per cercare di rovesciare il governo di Fidel Castro da poco insediato. Nel 1965 marines e paracadutisti Usa piombarono nella piccola Repubblica Dominicana per soffocare una rivolta che nei timori Usa avrebbe potuto trasformare l'isola in una seconda Cuba.

Negli anni Settanta fu l'America del Sud a conoscere una pesante ingerenza di Washington, in questo caso non con interventi militari ma attraverso il sostegno economico e diplomatico all'insediamento di dittature militari in Cile e in Argentina ma anche in Bolivia, Brasile, Uruguay e Paraguay, con la cosiddetta Operazione Condor. Il caso più eclatante fu quello di Santiago, dove l'11 settembre 1973 un colpo di stato portò al rovesciamento del governo democratico di Salvador Allende e all'insediamento della giunta militare presieduta da Augusto Pinochet, che negli anni successivi si rese protagonista di violenti repressioni e dell'eliminazione di migliaia di dissidenti.

Negli anni Ottanta gli Stati Uniti tornarono a occuparsi del Nicaragua, sostenendo finanziariamente i Contras, vecchi fedelissimi del deposto presidente Anastasio Somoza, nel tentativo di sabotare il governo sandinista di ispirazione marxista. Lo stesso avvenne anche in Honduras e nel Salvador, dove militari inviati da Ronald Reagan contribuirono a reprimere la rivolta del Fronte di estrema sinistra Farabundo Martí che dette vita a una drammatica guerra civile tra il 1980 e il 1982.

E il 25 ottobre 1983 le forze Usa sbarcarono a Grenada ufficialmente per salvare un migliaio di cittadini americani ma di fatto per combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin che si era insediato dopo la fucilazione del presidente Maurice Bishop. In quel caso perfino il consiglio di sicurezza dell'Onu condannò l'aggressione Usa. Poi nel 1989 il blitz a Panama, l'ultimo prima di quello in Venezuela di ieri.

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