Governo in cerca di 4 miliardi per sminare il caro-bollette

Consiglio dei ministri rinviato a oggi per trovare fondi. Confindustria da Draghi per chiedere un'accelerazione

Governo in cerca di 4 miliardi per sminare il caro-bollette

Ventiquattr'ore di tempo in più per varare il decreto contro il caro-bollette e reperire maggiori risorse rispetto ai circa 5 miliardi finora stimati. Il rinvio a oggi della riunione del Consiglio dei ministri è frutto di una scelta «politica». Il premier Mario Draghi, infatti, ha incontrato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha ribadito le preoccupazioni degli imprenditori su quella che ormai viene definita una «situazione drammatica». Gli incontri tra esecutivo e aziende, si legge in una nota, vanno «nella direzione auspicata da Confindustria della maggiore condivisione possibile con l'obiettivo di attuare immediatamente gli interventi strutturali necessari per rispondere all'emergenza».

Ieri pomeriggio si è svolta l'ennesima riunione tecnica a Palazzo Chigi per aumentare le risorse disponibili contro l'inflazione di gas e petrolio. Occorre, infatti, ricordare che delle risorse disponibili poco meno di 2 miliardi saranno impiegati per i ristori ai settori penalizzati dalle chiusure come turismo, ristorazione e sale da ballo. Gli incassi delle aste per le emissioni di CO2 ammontano a un paio di miliardi, dote insufficiente a fronteggiare l'emergenza. Le altrre risorse dovranno essere cercate tra cartolarizzazione degli oneri di sistema (circa 2,5 miliardi) e utilizzo dell'extragettito delle accise sui carburanti (ipotesi tecnicamente difficile da tradurre in realtà). L'aumento delle fonti di entrata, però, potrebbe rendere necessaria la scrittura di un testo ad hoc con interventi per almeno 4 miliardi di euro che non potrebbe essere inserito nel dl Sostegni ter. Confermato, inoltre, il rinvio del prelievo sugli extra-profitti delle società energetiche. Il decreto «cercherà di fare un primo passo a sostegno soprattutto delle imprese e ci sarà anche un intervento specifico per gli enti locali che hanno una bolletta significativa per sostenere servizi di interesse generale», ha spiegato la sottosegretaria all'Economia, Maria Cecilia Guerra. Ieri è stata Confagricoltura a denunciare un quadro molto critico: l'incremento dei costi delle bollette energetiche delle aziende agricole a fine 2021 è stato del 120% rispetto all'inizio dello stesso anno e a questo si aggiungono i rincari delle materie prime, come i fertilizzanti, aumentati del 150% in soli sei mesi.

La bolletta energetica per l'industria italiana, ha sintetizzato il presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella, «passa da 8 miliardi nel 2019 a 38 miliardi quest'anno, per il commercio da 9,6 miliardi a 20 miliardi; e poi ci sono le famiglie: un incremento di 60 miliardi solo quest'anno». Se il governo non troverà soluzioni immediate, ha aggiunto «rischiamo di uccidere completamente la manifattura europea» perché «non è pensabile pagare l'energia tre o quattro volte i prezzi di Asia o America». Il rischio è che l'industria più energivora si trasferisca in altre parti del mondo. Visione condivisa dal presidente del Copasir, Adolfo Urso (Fdi). «Se puntiamo la transizione ecologica solo su pannelli solari e batterie elettriche rischiamo di ritrovarci debitori e succubi della Cina», ha dichiarato riferendosi alla necessità di «investire nel breve periodo in risorse come il gas naturale e nel medio periodo nell'idrogeno e nella fusione nucleare».

Il caro-energia è, quindi, anche una questione geopolitica. Non esistono, pertanto, dogmi ma opportunità da cogliere come ha fatto la Germania assicurandosi con la politica (e non con l'ideologia) forniture di gas russo con il gasdotto Nordstream.

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