Governo, Draghi verso numeri record alle Camere

Il governo Draghi potrebbe diventare il più votato alle Camere della storia repubblicana. Tutto dipenderà dalle decisioni dei "ribelli" del M5s

Governo, Draghi verso numeri record alle Camere

L’annunciato "no" alla fiducia al governo Draghi da parte di Fratelli d’Italia e del deputato Vittorio Sgarbi non creeranno problemi di numeri al nuovo esecutivo. La maggioranza con Fi, Lega, Pd, Iv, Leu, buona parte del M5s, Azione, +Europa e dei gruppi minori è decisamente solida. Anzi, di più. Perché il governo guidato dall’ex presidente della Bce potrebbe diventare il più votato alle Camere della storia repubblicana.

Ad oggi, infatti, sono 264 i senatori schierati per il "sì" a Palazzo Madama. E questo senza contare i senatori a vita. Numero altissimo che potrebbe ulteriormente cresce nelle prossime ore. Perché qualcuno dei 30 incerti tra le fila del M5s alla fine potrebbe ritornare sui suoi passi e concedere la fiducia. Scenario simile alla Camera. Qui il governo dovrebbe contare su 568 voti su 629 deputati. Il dato potrebbe cambiare, e a favore del governo, perché nel gruppo pentastellato sono 25 gli incerti.

Come si vede la "fiducia" al governo non è in discussione. Più che altro potrebbe entrare in gioco una questione legata ad un record. In passato, il governo più votato finora è stato quello di Mario Monti nel 201: al Senato furono 281 i voti favorevoli, mentre alla Camera 556 voti.

Le consultazioni

Ma in ballo vi è anche un altro primato. Il Corriere della sera ricorda che il governo Draghi potrebbe essere ricordato anche per il numero di incontri avvenuti durante le consultazioni. Queste ultime sono state 42, di cui 14 con le parti sociali e altrettanti con le delegazioni dei partiti andate, però, alla Camera in due turni. Il tempo totale dedicato ai partiti è stato di 540 minuti, mentre con sindacati, associazioni ed enti locali Draghi ha trascorso 315 minuti.

Con il governo di Enrico Letta, che ricevette l’incarico da Giorgio Napolitano il 24 aprile 2013, le consultazioni furono velocissime tanto che durarono un giorno. Il tempo dedicato alle delegazioni dei partiti fu di 270 minuti. Poi toccò a Matteo Renzi: i giorni di consultazioni furono due, il 18 e il 19 febbraio 2016. L’allora esponente del Pd ascoltò i partiti per 570 minuti. Con Paolo Gentiloni, succeduto a Renzi dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, i tempi furono stretti. Il premier, incaricato da Sergio Mattarella l’11 dello stesso mese, svolse le consultazioni il 12 e la sera stessa giurò nelle mani del capo dello Stato. Gli incontri, a cui non parteciparono Lega e M5S, durarono 240 minuti.

Governo gialloverde e giallorosso

Nel caso del Conte I, la lista dei ministri è stata presentata il 31 maggio del 2018, lo stesso giorno dell’incarico conferito da Mattarella. Le consultazioni durarono 360 minuti complessivi. Maggiore il tempo dedicato alle consultazioni del governo Conte II. Gli incontri con le delegazioni, svolte il 29 e il 30 agosto, durano 510 minuti.