Un governo alla frutta che lascia solo conti da pagare

Feltri lo aveva detto: occhio che a mandare in crisi Renzi, molto presto, non sarà la politica ma il vile soldo

Un governo alla frutta che lascia solo conti da pagare

Fino a poche settimane fa sembrava che tutto filasse per il meglio. Non importava che le leggi venissero varate a suon di decreti e fiduce, pazienza che la maggioranza parlamentare sopravvivesse grazie a ricatti e campagne acquisti nell'opposizione. Stava passando pure l'idea che il governo avesse abbassato le tasse quando invece era vero il contrario. La corsa di Renzi sembrava inarrestabile e il Pd era convinto di portare a casa un facile sette a zero sul centrodestra alle elezioni regionali di settimana prossima. Solo Vittorio Feltri, da queste colonne, storceva il naso e ammoniva: occhio che a mandare in crisi Renzi, molto presto, non sarà la politica ma il vile soldo, la cui carenza nelle casse dello Stato provocherà grossi guai e un cambio di umore nell'opinione pubblica.

Non so se perché gufo o veggente - più probabilmente perché banalmente saggio - il direttore pare l'abbia azzeccata ancora una volta. Dopo la mazzata (18 miliardi) delle pensioni da risarcire arrivata dalla Corte Costituzionale, ieri un'altra doccia gelata dall'Europa: la «reverse charge» (diverso modo di incassare l'Iva da parte dello Stato) non è applicabile al settore della grande distribuzione così come aveva previsto il governo nell'ultimo documento finanziario. Morale: si crea un altro buco nei conti pubblici per il 2015 vicino al miliardo di euro che Renzi dovrà tappare velocemente aumentando qualche tassa (probabilmente quella sulla benzina, tanto per cambiare).

Tutto questo, sommato ai vari trucchi e maneggi contabili emersi in passato, dimostra innanzitutto che siamo alle prese con un governo non solo di tassatori, ma di incapaci dilettanti e pasticcioni. Ci vendono ciò che non hanno, promettono cose che non esistono, si muovono nell'illegalità. E sono pure impauriti sul piano politico. Addirittura ieri Renzi ha abbandonato subito dopo la foto ufficiale con Merkel e Hollande un delicato vertice europeo sulla crisi con la Russia per correre a Napoli a tentare di dare una mano al suo, non più «impresentabile», candidato alle regionali, De Luca, che, da sicuro vincente, più passano le ore più sta diventando un probabile perdente. Se le beghe del Pd sono ritenute dal governo più importanti del ruolo internazionale dell'Italia, allora vuol dire che siamo davvero alla frutta. E che Renzi il conto del verduraio sta cercando di farlo pagare a noi.

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