"Il governo ha archiviato il 'fine processo mai'. E a Salvini e Meloni voglio dire che..."

Il ministro per gli Affari regionali a tutto campo: "Porteremo il Paese fuori dalla crisi, anche se è chiaro che le divisioni con il centrosinistra restano. La verà libertà è non tornare più al lockdown".

"Il governo ha archiviato il "fine processo mai" E a Salvini e Meloni voglio dire che..."

Ministro Mariastella Gelmini, nonostante la persistenza della pandemia ci sono correnti di pensiero che demonizzano il Green Pass come un freno alle libertà e all'economia. Per non parlare di ondate No Vax. Lei è sicura che il governo abbia saputo dare un messaggio chiaro a tutti gli italiani? L'affondo di Draghi sul rischio morte per chi non si vaccina ha invertito la tendenza. Il prossimo passo sarà l'obbligatorietà?

«Ma quale freno più grande alla libertà ci può essere della stagione - che pure abbiamo vissuto - dei lockdown? O del coprifuoco? Vogliamo tornare a quel periodo? Combattere e sconfiggere la pandemia ci riconsegnerà la libertà. Il messaggio di Draghi è stato correttissimo e infatti le prenotazioni per i vaccini si stanno impennando. Il referendum sui vaccini l'hanno vinto largamente i pro-vax. I capigruppo Occhiuto e Bernini hanno chiesto ai parlamentari azzurri di dotarsi di green pass: Forza Italia è saldamente attestata su questa linea. Il Covid ha sottoposto ad uno stress test anche la politica: il tempo della propaganda lascia lo spazio a chi sa governare e a chi sa trovare soluzioni».

Il governo Draghi ha mantenuto le caratteristiche di gabinetto di unità nazionale o si è trasformato in un esecutivo a due teste dove centrodestra e centrosinistra paiono divisi da visioni inconciliabili?

«I governi si giudicano dai risultati. E il nostro esecutivo in pochi mesi ha invertito tutte le curve negative: quella della pandemia, quella della crisi economica e quella della considerazione del nostro Paese in Europa e nel mondo. Sta facendo il lavoro per il quale si è insediato: dopodiché è chiaro che le divisioni restano. Ora il nostro compito è portare il Paese fuori dalla crisi. C'è chi, come Forza Italia, lo interpreta con competenza e convinzione ogni giorno e chi, ogni tanto, strizza l'occhio alle tifoserie. Ma noi nel Dna abbiamo la difesa dell'interesse dell'Italia: ce lo ha insegnato il presidente Berlusconi, che è stato il primo sostenitore di questo esecutivo».

È alle porte il semestre bianco che apre la corsa al Quirinale. Questa volta ci saranno i numeri in Parlamento per esprimere una personalità che possa interrompere trent'anni di presidenze espresse dalla sinistra?

«Intanto mi lasci dire che anche i presidenti non scelti dal centrodestra, talvolta si dimostrano di notevole equilibrio. È il caso del presidente Mattarella, che ha rappresentato un punto fermo importantissimo durante questa lunga crisi. Dopodiché fra i grandi elettori il centro-destra è la coalizione numericamente più ampia. Serve però almeno la maggioranza assoluta e per questo sarà decisiva la capacità di confezionare una proposta attrattiva. Vedremo quando sarà il momento».

Il centrodestra si professa unito ma dall'inizio della legislatura fino ai giorni scorsi si sono verificati numerosi passaggi di bandiera da Forza Italia verso gli alleati. Come valuta questo fenomeno che produce tensioni?

«Il centrodestra non si professa soltanto, è unito. Governiamo la maggior parte di regioni e città e torneremo a guidare insieme questo Paese. Certo è singolare che alcuni esponenti critichino i passaggi di gruppo, fino a pensare di introdurre il divieto di cambio di casacca e poi accolgano i transfughi a porte aperte Quello che conterà però, più del destino dei singoli, sarà confezionare una proposta di governo credibile. E in questo Forza Italia sarà determinante, potendo avvalersi tra l'altro dell'esperienza di tanti governatori, sindaci e amministratori locali che sanno come affrontare e risolvere concretamente i problemi».

Nei sondaggi da tempo si verifica un testa a testa tra Lega e Fdi come prime due forze del Paese. Quale dovrà essere l'offerta politica di Forza Italia rispetto alla concorrenza interna?

«Il centrodestra è plurale e non può fare a meno di Forza Italia. Noi siamo quelli che senza protagonismi mettono al primo posto i problemi degli italiani. Siamo il partito dell'equilibrio e l'unica forza che può attrarre il voto moderato e quello degli indecisi. Dobbiamo marcare, come stiamo facendo, la nostra identità europeista, riformista e popolare. Il ruolo di Meloni e Salvini è chiaro: sono in curva (per usare un termine sportivo), noi siamo in tribuna, dove non si guarda solo alla propria tifoseria, ma si cerca di attrarre il consenso di chi non voterebbe mai le estreme».

Da avvocato come giudica la riforma Cartabia della giustizia? Questo testo, ritenuto un po' timido, potrà chiudere veramente la stagione del giustizialismo e delle inchieste a orologeria?

«Questo testo è un importante passo avanti, perché abbiamo archiviato il fine processo mai della riforma Bonafede e introdotto molte innovazioni positive. Ed è anche per questo che non abbiamo esitato a votare in Consiglio dei ministri l'apposizione della questione di fiducia. Per chiudere la stagione a cui lei si riferisce serve intervenire più radicalmente e questo lo può fare solo un governo di centro-destra, per ovvie ragioni politiche».

Anni a inseguire riforme fiscali che non si concretizzano mai. Il pacchetto presentato da Forza Italia ha possibilità di essere approvato ed alleggerire un peso tributario insostenibile?

«Intanto dobbiamo registrare con soddisfazione che molte nostre istanze sono diventate patrimonio del Governo. La Commissione Finanze della Camera sta facendo un ottimo lavoro e il ministro Franco ha detto un no forte a chiaro alla patrimoniale e ha parlato di abolizione dell'Irap. Non mi pare poco. I risultati arriveranno».

Come andrà a finire il ddl Zan, un provvedimento ideologico che divide? Legge o binario morto?

«Non dipende certo dal centrodestra, ma da chi ha trasformato la lotta contro ogni forma di discriminazione in una bandiera ideologica. Hanno usato come una clava il tema degli orientamenti sessuali, contro gli interessi di chi dicono di voler tutelare. E i risultati sono questi. Se accettassero un confronto - e occorre dare atto a Renzi di avere avanzato una mediazione sensata - la legge si approverebbe in due sedute».

La rinascita post Covid. Da ministro per gli Affari regionali che ogni giorno tratta con i governatori, coglie uno nuovo spirito nazionale o deve mediare tra venti sindacalisti dei rispettivi territori?

«I governatori hanno una responsabilità verso le comunità dal momento che, come accade per i sindaci, sono stati eletti direttamente. Ma questo non li trasforma in sindacalisti dei territori. In questa lunga battaglia al Covid stanno dimostrando un grande senso istituzionale e si sono messi al servizio del Paese. In Conferenza Stato-Regioni c'è grande collaborazione. Ai presidenti di Regione, ai primi cittadini, agli amministratori locali deve andare tutto il nostro sostegno per la difficile prova che stanno affrontando».

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