Governo inglese azzoppato. Positivi Boris e un ministro

Contagiati Johnson e il responsabile della Sanità Dubbi anche sullo "stratega" anti-pandemia

Londra. Boris Johnson è risultato positivo al coronavirus. Lo ha comunicato ieri in tarda mattinata il governo inglese e lo stesso primo ministro attraverso un video messaggio su Twitter: «Ho sviluppato lievi sintomi, febbre e una tosse persistente. Su consiglio del capo consulente medico ho fatto il test che è risultato positivo. Sto lavorando da casa (Downing Street), in autoisolamento. È la cosa giusta da fare ma sono in grado di continuare a comunicare con la mia squadra e guidare la lotta contro il coronavirus». Poco meno di due ore dopo anche il ministro per la sanità, Matt Hancock, ha annunciato di essere positivo, riportando sintomi leggeri. Nella serata il consigliere medico Chris Whitty, figura ormai familiare agli inglesi perché ha affiancato sin dall'inizio Johnson nelle conferenze stampa serali, ha annunciato di avere sintomi compatibili con il virus. Al di là delle preoccupazioni delle persone che vivono e lavorano nei palazzi del potere inglese, le notizie che giungono da Downing Street sono preoccupanti quantomeno per quanto riguarda la futura capacità del governo di rispondere efficacemente all'intensificarsi della crisi. Nel caso anche Whitty risultasse positivo al test, in un giorno solo 3 dei principali strateghi della gestione inglese alla pandemia sono stati colpiti dal virus. Dovessero le loro condizioni peggiorare la risposta governativa inglese potrebbe subire gravi conseguenze. Dubbi sono stati subito avanzati sulla prudenza e sulle precauzioni prese dal governo stesso, rigettati dal ministro Gove nella conferenza stampa serale: il virus non guarda in faccia a nessuno. Lo scorso fine settimana il Times ha rivelato che il ministro degli esteri Dominic Raab è stato nominato designated survivor, primo ministro facente funzioni nel caso Johnson sia infettato e incapace di poter continuare a guidare il Paese. Un'eventualità ora non così remota.

Il primo ministro ha manifestato i sintomi dell'infezione da CV19 il giorno dopo essersi recato in parlamento per il settimanale question time. Westminster è una delle aree più colpite di Londra (e quindi del Paese), sono più di 20 i parlamentari che al momento sono in auto-isolamento. Per cercare di contenere il numero di contagi lo stesso parlamento ha deciso di chiudere i battenti mercoledì, anticipando di 7 giorni la sospensione pasquale che durerà così un mese. Johnson e Hancock lavorano da settimane a stretto contatto non solo con ministri e funzionari, ma anche con medici e scienziati che stanno guidando la risposta del Paese alla pandemia. Sarà vitale capire nei prossimi giorni quanti di questi saranno messi fuori gioco dal virus.

I numeri del contagio nel Paese stanno crescendo velocemente: delle quasi 113.777 persone testate a venerdì mattina, 14.543 sono risultate positive al coronavirus. I morti sono 759, aggiornati però a giovedì sera (per consolidare i dati il servizio sanitario ha deciso di fornire il numero dei morti aggiornato alle 17 del giorno precedente). Un'onda che si sta ingrossando, per cercare di gestire la quale Gove ha annunciato ieri che altri due ospedali, oltre a quello già completato di Londra, sorgeranno a Manchester e Birmingham. Una corsa contro il tempo, nella quale stona l'ennesima polemica a sfondo europeo: il Regno Unito non ha partecipato a un acquisto comunitario di respiratori artificiali. Problemi di comunicazione, si sono giustificati da Londra. Al contrario, hanno ribattuto da Bruxelles, gli inviti a partecipare erano stati chiaramente illustrati da settimane.

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