Governo del tubo sulla Tap: mano libera ai violenti

Bocciato l'emendamento che inaspriva le pene per chi vìola i cantieri: «Inammissibile». Il sollievo del Pd

Governo del tubo sulla Tap: mano libera ai violenti

C on un sospiro di sollievo il governo si vede bocciare l'emendamento che ha presentato sulla Tap. «Inammissibile», annuncia il presidente della commissione Bilancio della Camera, il dem pugliese Francesco Boccia. E quello che stava per diventare un boomerang per Pd e maggioranza viene deviato all'ultimo minuto. Non era opportuno mostrare il pugno di ferro contro i contestatori del gasdotto Trans-Adriatico, introducendo il carcere fino a un anno per chi entra abusivamente nei cantieri, proprio mentre il governo e i dem cercano sponde sul fronte ambientalista di sinistra.

Per le proteste nel Salento esecutivo e presidente antirenziano della Puglia, si sono già trovati ai ferri corti. «Il cantiere di Melendugno - ha detto Michele Emiliano - sembra Auschwitz». Mentre lo scrittore Erri De Luca ha arringato gli studenti di Lecce dicendo che è giusto sabotare il gasdotto.

Con la tensione alle stelle ci si trovava tra le mani, come una mina vagante, l'emendamento alla legge di Bilancio per inasprire le sanzioni, con l'arresto da 3 mesi a un anno, per chi si introduce o impedisce od ostacola l'ingresso autorizzato nei cantieri. Così si definiva il gasdotto opera di interesse strategico nazionale come la Tav, per garantire il regolare svolgimento dei lavori e la realizzazione in sicurezza.

Ma si poteva arrivare ad una lacerazione nel Pd e fuori si rischiava di incrinare rapporti faticosamente riallacciati. Con il M5s è insorta infatti la sinistra di «Liberi e uguali», da Mdp a Si, soprattutto i Verdi. Quelli che, giusto il giorno prima, debuttavano con la lista «Insieme», alleata del Pd, ospite d'onore il premier Gentiloni e in prima fila Fassino, Emiliano, Nencini. Proprio ieri i dem hanno ritirato due emendamenti sulla caccia, che ai Verdi non andavano giù. E subito la nuova norma sulla Tap è sembrata in bilico. Il vicepresidente di Fi della Commissione Bilancio, Rocco Palese, si è detto «abbastanza certo che il governo non presenterà l'emendamento» alla manovra. Poi, il passo è stato fatto ma subito annullato dal parere di inammissibilità comunicato da Boccia, vicino ad Emiliano. Gioisce il dem Dario Ginefra: «La proposta del governo era sbagliata e incomprensibile, le manifestazioni No Tap sono state facilmente governate dalle forze dell'ordine e dalla Prefettura di Lecce, senza norme speciali. Non servono trincee e militarizzazioni del territorio, ma dialogo con le comunità locali». Il leader di Si Nicola Fratoianni si rallegra: «Non tutti nel Pd hanno perso la testa». Il «Libero e uguale» di Mdp Arturo Scotto commenta, in un tweet: «Incredibile aver immaginato di militarizzare ancora di più cantiere #Tap. Per fortuna l'emendamento del #Governo è stato dichiarato inammissibile». E i grillini rivendicano: «È anche grazie alla nostra pressione che si è evitato questo abuso».

La stessa mattina, sul Messaggero il padre nobile della sinistra Romano Prodi, difendeva in un editoriale il gasdotto, la sua sicurezza e le «modalità di rispetto dell'ambiente che non hanno confronto con nessun altro sistema di rifornimento energetico», criticando «gli anni di dissennata contestazione che hanno contribuito a diffondere all'estero l'idea che in Italia, ma soprattutto nel Mezzogiorno, non sia possibile fare nulla».

Però, siamo alla vigilia del voto, il Pd è lacerato e cerca alleati, anche i piccoli contano e così prevalgono le strategie elettorali. Insomma, niente arresto, nessun interesse strategico, la Tap si farà se, come e quando locali e ambientalisti lo decideranno. «Xilella, Taranto, Tap - commenta l'azzurro Massimo Cassano - Ormai tutte le questioni della Puglia sono motivo di scontro e di resa dei conti tra le fazioni in eterna lotta nel Pd».

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