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Il grande imperatore della moda .Quella collezione del '68 che sfidò il mondo femminista

Dalle origini borghesi all’ossessione per la ricerca del bello: addio al mito che ha rivoluzionato lusso ed eleganza

Il grande imperatore della moda .Quella collezione del '68 che sfidò il mondo femminista

Vespasiano diceva che un imperatore deve morire in piedi. Valentino Garavani, l'ultimo imperatore della moda mondiale, si è spento ieri pomeriggio nella sua bella casa sull'Appia Antica e purtroppo non poteva più stare in piedi. Giusto una settimana fa Giancarlo Giammetti, storico partner e socio da una vita del Maestro, ci ha confessato che Valentino sarebbe andato solo a tarda sera per visitare la splendida mostra Venus in cui le opere fantasmagoriche di Joana Vasconcelos dialogano con i suoi abiti più belli. "Non vuole farsi vedere in sedia a rotelle" ha detto l'uomo che ormai tutti da tempo consideravano l'alter ego dell'ultimo imperatore. Con lui al momento del trapasso c'era la cosiddetta "family", la famiglia di elezione composta da Giammetti, Bruce Hoecksema (il compagno da una vita) Daniela Giardina (storica direttrice della comunicazione e autentica vestale del brand) e l'irresistibile Carlo Souza, (ex modello, per anni addetto alle celebrity, sposato con una stupenda signora dai capelli biondi e padre di due ragazzi belli da fermare un orologio). La giornalista e influencer spagnola Nati Abascal che è da sempre una delle miglior amiche di Valentino e Giammetti era in India e sta tornando di corsa per l'ultimo saluto. Loro e pochi altri eletti erano ammessi nello chalet di Gstaad, nel castello di Videville oppure sullo yacht che d'estate naviga sempre sulle onde del greco mar. Avrebbe compiuto 94 anni il prossimo 11 maggio e tra meno di un mese avrebbe ricevuto un enorme mazzo di rose rosse per il giorno di San Valentino. "Glielo mandava Liz Taylor ogni anno da quando si sono incontrati nel 1961 mentre lei stava girando Cleopatra fino al 2011 quando è morta, adesso ci pensiamo noi", ci ha detto una persona molto vicina alla family.

LUI E GLI ANNI

"Cosa ne pensa del '68?", abbiamo chiesto a Valentino nel 2018, in occasione del cinquantesimo anniversario del Maggio francese. Lui serafico rispose "L'anno di una divina collezione bianca". In un'altra occasione ci capitò di chiedergli cosa faceva per mantenere viva la creatività dopo tanti anni di duro lavoro. Rimase in silenzio per alcuni minuti e poi tuonò: "Verdi ha composto il Falstaff a 80 anni suonati e credo sia la più bella opera buffa del mondo". In effetti nonostante la sua veneranda età e i moltissimi acciacchi tra cui una forma piuttosto severa di Parkinson, Valentino aveva ancora qualcosa in comune con la Cleopatra descritta da Shakespeare per bocca di Antonio: "L'età non può avvizzirla, né la consuetudine rendere immota la sua infinita varietà". Per lui il lusso e l'eleganza non hanno mai avuto limiti, la ricerca del bello era un'ossessione, lo stile continuava a nutrirsi di armonia tra forme, colori e proporzioni. Il suo celebre motto "I love beauty, it's not my fault" (amo la bellezza, non è colpa mia) è scritto sullo specchio all'ingresso di PM23, lo spazio museale in Piazza Mignanelli 23 a Roma dove verrà allestita la camera ardente da domani mattina alle 10 a giovedì sera alle 18.

LE ORIGINI DI UN MITO

Valentino nasce in una famiglia piccolo borghese. Suo padre si chiamava Mauro ed era il rappresentante dei cavi Ceat per l'Oltrepò Pavese, sua madre Teresa, invece, era una casalinga di Voghera piuttosto atipica per la feroce descrizione che ne fece Arbasino su l'Espresso. C'è un episodio divertente che in un certo senso spiega il carattere della signora. Valentino ce l'ha raccontato nel 2000, alla vigilia di una memorabile festa a Los Angeles per il quarantennale della sua carriera. Ecco le sue esatte parole: "Nel '68 ho comprato la mia casa sull'Appia Antica che in giardino ha uno stagno allora abitato da fenicotteri. Un giorno ne morì uno e mia madre, convinta che fosse stato ucciso da una delle guardie, decise di fargli fare l'autopsia. Così chiuse il corpo della povera bestia in frigorifero dove lo trovò, disgustato, il mio socio Giancarlo Giammetti". In quella stessa occasione gli abbiamo chiesto se la signora Teresa era una donna elegante e lui serafico ha risposto: "Non è mai stata magrissima ma sapeva aggiustarsi bene. Diceva che è meglio avere poche cose però fatte come si deve. Così prima che io diventassi Valentino si serviva nella miglior sartoria di Voghera dove due sorelle, care da morire, cucivano a mano tutti i capi. Ne ricordo uno che potrei mettere in collezione domani: un cappotto nero, di una lana piuttosto bruzzolosa che cadeva benissimo, con tasche ricamate di tessuto applicato e un grande collo di volpe dalle zampe annodate dietro". Inevitabile a questo punto pensare che sia stata la madre a chiamarlo come il più romantico degli attori nei ruggenti anni Venti di Hollywood. Invece era il nome del nonno paterno che a lui piace moltissimo perché chiamarsi come il santo degli innamorati gli sembra di ottimo auspicio.

STAR E REGINE: LE DONNE DELLA SUA VITA

"Non ho mai vestito la Regina Elisabetta e mi dispiace, ma in tanti anni di carriera ho visto una processione di donne straordinarie nel mio atelier", ha detto Valentino nel 2007 in occasione dello straordinario evento (tre giorni di mostre, cene, balli, spettacoli pirotecnici, sfilate di abiti da capogiro e con un andirivieni di vip mai visto prima) organizzato a Roma ufficialmente per festeggiare 45 anni di successi ma in realtà preludio del ritiro a vita privata. Tra i tanti appuntamenti di quella kermesse che tutti nel mondo della moda chiamano "le Valentiniadi" c'è stata un'indimenticabile mostra organizzata alla all'Ara Pacis con 350 modelli creati dal maestro nel corso degli anni. Si è così scoperto che il celebre rosso Valentino nasce dalla folgorante visione di una bellissima donna dai capelli bianchi che si presenta al Teatro Real dell'Opera di Madrid con uno stupendo vestito in velluto scarlatto. Tra gli abiti rossi esposti all'Ara Pacis c'era un minidress creato per Lady Diana, oltre al vestito da sera verde acqua drappeggiato a toga sul corpo che in diverse occasioni ha esaltato lo stile di tre donne speciali: Jackie Kennedy, Marie Chantal di Grecia e Jennifer Lopez. Non mancava il cappotto indossato da Farah Diba per andare in esilio dall'Iran, l'abito nero ricamato a cristalli per l'Oscar alla carriera di Sophia Loren e tanti altri pezzi di storia. Davanti a un vestito creato a suo tempo per Liz Taylor il Maestro ci raccontò del loro primo incontro avvenuto a Roma nel '61. "Bella da togliere il fiato, ha sempre avuto una faccia e degli occhi indimenticabili, ma in quel momento della sua vita era pazzesca: l'amore di Richard Burton la rendeva radiosa". Un'altra bellissima per cui ha sempre provato un grande affetto e forse qualcosa di più è stata Marilù Tolo, la bruna dagli occhi verdi protagonista di tante pellicole italiane degli anni Settanta e di una tormentata storia d'amore con Dario Argento. Pare che Valentino l'abbia corteggiata fino a regalarle un anello quando lei aveva 17 anni e lui 10 di più. Lei non ne volle sapere e gli restituì subito il dono, ma sono ancora amici.

GIANCARLO GIAMMETTI

"Ci siamo incontrati al Cafè de Paris ci ha raccontato Giammetti tanti anni fa dove io che allora studiavo architettura all'università, stavo aspettando l'apertura del Pipistrello, un altro mitico locale della Dolce Vita". Il sodalizio sentimentale e professionale tra i due cominciò poco dopo, durante una vacanza a Capri. E Giammetti che non è noto per la sua diplomazia, candidamente ha confessato: "All'inizio non mi colpì nulla di lui, poi ho cominciato ad ascoltarlo e mi sono accorto della sua genialità". A questo punto Valentino aveva sorriso come il gatto del Ceshire perché sapeva benissimo di dovere moltissimo al socio: il primo grande stratega del fashion system internazionale, l'unico che può dire senza tema di smentita: "Sono il creativo che sta dietro alla creatività di un grande della moda". Certo tra i due ci sono state anche furiose liti che entrambi adesso definiscono "tempeste in un bicchier d'acqua". Alcune di queste sono state magistralmente raccontate nel docu-film Valentino The last emperor. Ma la più bella l'abbiamo sentita dalla viva voce di Valentino: "Una volta ha detto con Giancarlo ci siamo messi a discutere sui gusti della pizza e nella foga ho lanciato un piatto di spaghetti contro il muro facendo scoppiare a piangere la modella a cui stavo provando un abito". Fanno parte della famiglia allargata di Valentino anche i cani. "Ho sempre avuto una passione per i carlini sosteneva lui sono i più affettuosi del mondo con il loro padrone e poi hanno facce più che musi e un mantello di velluto color champagne". Il più famoso couturier italiano, l'uomo che ha vestito le donne più belle del mondo, avrebbe parlato per ore di questi cani vittoriani riprodotti un tempo sotto forma di puntaspilli in pezza e meravigliosi oggetti in ceramica di Meissen. Un tempo si diceva che Lady Diana avesse fatto una speciale dispensa per i cani di Valentino che andavano e venivano o dalla Gran Bretagna senza fare la quarantena all'epoca imposta dalla legge. Una volta gli abbiamo chiesto se era vero e lui serissimo ha risposto: "No, infatti li porto con me a Londra solo da quando il governo inglese ha abolito la quarantena per gli animali vaccinati, in possesso di microchip e tatuaggio d'identificazione internazionale e che entrino in Inghilterra dalla Francia via treno oppure in aereo con volo diretto della KLM.

La principessa era molto gentile con me come del resto tutti i membri della famiglia reale inglese che mi è capitato d'incontrare, ma non abbiamo mai parlato di queste cose. Il più grande privilegio che mi sia stato concesso dalla vita è stato fare questo lavoro che dopo tanti anni di successi amo ancora come il primo giorno".

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