Ma grazie a SuperMario ora il Pil prende il volo. E la Borsa è ai massimi

Il Financial Times: "Cruciale la statura del premier". Giorgetti: "Crescita oltre le stime"

Ma grazie a SuperMario ora il Pil prende il volo. E la Borsa è ai massimi

Tocca di nuovo al Financial Times ricordarci quanto siamo stati bravi. L'Italia - scrive il quotidiano britannico - «potrebbe essere il Paese giusto al momento giusto». E questo perché «Roma detiene la presidenza annuale del G20, dove i maggiori paesi ad alto reddito si uniscono alle maggiori potenze economiche emergenti» e allo stesso tempo è «anche co-presidente, con il Regno Unito, della Cop26». Naturalmente il fatto straordinario non è una presidenza di turno, bensì il suo presidente: «Per l'Italia si legge ancora - la statura del primo ministro Mario Draghi fa una grande differenza. La sua è una posizione così personale che, a livello internazionale la sua voce sarà più rilevante di quella italiana».

Se poi lasciamo la redazione londinese di Ft e ci trasferiamo nell'esterno milanese di Piazza degli Affari, sede della Borsa italiana, ci accorgiamo che il suo indice è al massimo dal 2008, quando erano ancora in tanti pensavano che Lehman Brothers potessero essere delle magliette polo. D'altra parte il ministro leghista Giancarlo Giorgetti ha ieri detto che le previsioni di crescita per l'economia italiana sono migliori del previsto: «Per la prima volta nella storia si registra un miglioramento e non un peggioramento. Da quando sono in Parlamento ho sempre visto il contrario». Non a caso, da Bankitalia al Fondo monetario, tanti centri studi, nelle ultime settimane, hanno corretto al rialzo le stime di crescita del Pil a fine 2021, sempre più vicine a quota 5 per cento.

Non facciamoci illusioni: i dati della povertà diffusi ieri dall'Istat ci ricordano che la pandemia ha creato decine di migliaia di nuovi poveri, oggi saliti a 5,6 milioni, record dal 2005; mentre i numeri sul lavoro registrano di quasi un milione di posti bruciati nel 2020. Nessuno osa minimizzare. Però possiamo metterla così: nonostante i disastri della pandemia davanti ai nostri occhi, oggi siamo finalmente autorizzati a pensare in positivo. E non solo per l'inguaribile ottimismo della volontà, ma soprattutto per i segnali concreti che piovono sempre più numerosi, con tanto di accreditamento internazionale. E poi c'è un corollario: non è che siamo di fronte a un colpo di fortuna. Al caso. Se oggi possiamo essere ottimisti e se a Londra scrivono che siamo «il Paese giusto» è perché grazie a una ritrovata «unità nazionale» il governo giallorosso Conte bis ha lasciato il posto all'esecutivo guidato da Draghi.

A essere razionali e intellettualmente onesti ci pare ben difficile non pensare che la staffetta di Palazzo Chigi del febbraio scorso abbia avuto un peso fondamentale nel determinare l'attuale situazione. Basta immaginare, con tutto il rispetto per l'ex premier, l'effetto che avrebbe fatto Conte al vertice dei summit internazionali: il deficit di autorevolezza, rispetto a Draghi, ci pare fuori discussione. E non è solo una questione di poteri forti: utilizzando un concetto da economisti, la differenza la fanno le aspettative, che sono in grado di determinare vere e proprie svolte nei comportamenti umani. Le aspettative fondate sulle capacità di un nuovo governo da una parte. E quelle deluse dall'incapacità del precedente, dall'altra.

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