Greco parte lesa a Roma. Sfida per avere l'inchiesta

Il procuratore da Prestipino, oggi l'interrogatorio di Storari. Ma la competenza può finire a Brescia

Greco parte lesa a Roma. Sfida per avere l'inchiesta

Nello scandalo dei corvi al Csm e della presunta loggia Ungheria l'ex magistrato di Mani Pulite Piercamillo Davigo gioca la carta della competenza territoriale per scansare Raffaele Cantone. La Procura di Roma guidata Michele Prestipino indaga per calunnia e rivelazione del segreto d'ufficio dopo la diffusione di verbali secretati di interrogatori resi ai pm di Milano dall'avvocato Piero Amara. Nel fascicolo dei pubblici ministeri di piazzale Clodio Roberto Tucci e Rosalia Affinito risultano indagati per calunnia Marcella Contrafatto, l'impiegata del Csm (ora sospesa), e il pm milanese Paolo Storari per rivelazione del segreto d'ufficio. Nell'aprile del 2020 i verbali secretati dell'interrogatorio di Amara sono stati consegnati da Storari a Davigo, all'epoca consigliere del Csm. Dove è avvenuta la consegna? È un passaggio centrale, quasi decisivo, nell'inchiesta. Davigo sostiene che la consegna sia avvenuta a Milano. E dunque la competenza passa alla Procura di Brescia, ufficio chiamato a indagare per reati commessi da magistrati nella giurisdizione di Milano. C'è un'altra ipotesi in piedi: la consegna dei verbali secretati sarebbe avvenuta a Roma. In quel caso il fascicolo finirebbe sulla scrivania di Cantone, capo della Procura di Perugia competente per i reati che riguardano magistrati che si sono consumati nella giurisdizione di Roma. Sull'attribuzione del fascicolo, tra Perugia e Brescia, si gioca il match decisivo per far luce sullo scandalo che investe in pieno il Csm. Una storia torbida fa registrare un passo in avanti con l'interrogatorio a Roma di Francesco Greco, capo della Procura di Milano. La presenza a Roma di Greco lascia ipotizzare che l'indagine sia destinata a restare nella Capitale e passare successivamente a Perugia. Greco è parte offesa nel procedimento. Il suo nome figurerebbe infatti nella lettera allegata ai plichi con i verbali secretati dell'avvocato Amara e inviata nei mesi scorsi ad alcune redazioni di giornali. Greco è stato ascoltato per circa un'ora dal capo della Procura di Roma Michele Prestipino con i due pm titolari dell'inchiesta Tucci e Affinito. E sempre nella giornata di ieri il capo dei pm milanesi ha depositato una relazione alla Pg milanese Francesca Nanni. Secondo Greco «non ci fu alcuna inerzia nelle indagini, come invece sostenuto dal pm Storari, il quale per autotutelarsi, a suo dire, li consegnò nell'aprile 2020 all'allora consigliere del Csm Davigo». Greco sostiene «che gli accertamenti su quelle dichiarazioni, che facevano riferimento alla presunta loggia segreta Ungheria, vennero fatti, ma con prudenza e cautela. I primi tre nomi, Amara, il suo ex collaboratore Alessandro Ferraro e il suo ex socio Giuseppe Calafiore, vennero iscritti per associazione segreta nel maggio 2020. Mentre Storari avrebbe voluto iscrivere subito, mesi prima, almeno 6 persone per fare tabulati e intercettazioni». E, secondo la ricostruzione di Greco, fu il pm a danneggiare le indagini facendo uscire, mettendole in mano a Davigo, quelle carte secretate. Oggi è in programma un'altra tappa decisiva con l'interrogatorio a Roma del pm Storari. In attesa di conoscere quale Procura indagherà sulla fuga dei verbali, Davigo finisce nel tiro al piccione degli ex colleghi. L'ex aggiunto di Milano Alfredo Robledo è ironico: «La ricostruzione di Davigo sul caso Csm non mi convince per niente. Piercamillo sembra Pieranguillo perché sfugge ai problemi veri». E anche l'ex procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati lo boccia: «Non avrei accettato quelle carte segrete».

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