Attivissima ma non su tutto. In prima fila ma solo in certe battaglie. Paladina dei diritti ma soltanto di alcuni. Pronta a sacrificarsi, anche a costo di finire in manette, ma solo per chi vuole lei. Da quando Greta Thunberg è passata dall'essere attivista per il clima ad attivista politica, è diventata molto molto selettiva nello scegliere le sue battaglie. In prima fila per Gaza, tanto da essere una delle leader della Flotilla, salvo poi contestarne l'organizzazione, ma silenzio quasi assoluto sull'Ucraina e ora totale sulla battaglia per la libertà in Iran. Eppure in piazza, a sfidare il regime e le pallottole, ci sono centinaia di ragazzi e ragazze, suoi coetanei. Ma niente, alla prezzemolina svedese, evidentemente, non importa granché. Ma ai suoi follower sì, con critiche feroci al suo improvviso (ma nemmeno troppo) inattivismo per i diritti civili.
Sotto gli ultimi post di Greta infatti la maggioranza assoluta dei commenti è composta da critiche e attacchi. Il penultimo, tre giorni fa, è dedicato alla sua partecipatissima crisi di Gaza. L'ultimo, alla guerra civile in Sudan. Teheran, a quanto pare, è al di fuori della rotta della sua personalissima flotilla carica di solidarietà. Centinaia di utenti, però, la incalzano. "Niente da dire sull'Iran?". "Come mai silenzio sull'Iran?". "Non vedi i crimini del regime iraniano?". "Interessante il tuo silenzio sull'Iran. Non rientra nella tua agenda?". E così via, tra ironie, attacchi e qualche insulto, tra chi posta bandiere iraniane e chi la critica per quello che in molti definiscono "attivismo selettivo". Ma c'è anche chi è più malizioso, nel sottolineare che il regime iraniano sia il principale sostenitore di Hamas, quello che lei non ha identificato proprio come movimento cattivo-cattivo, anzi. Ma sicuramente sarà una casualità e presto Greta scenderà nell'arena della polemica per chiedere libertà per gli iraniani e attaccare il liberticida regime degli aytollah.
Anche se, scorrendo il suo profilo, si trova qualche post sparso sul Congo (onorevole), sul Sudan (brava), uno sul Pakistan (sacrosanto). Ma non si trova nemmeno un post, uno sciopero, un sit-in a favore dell'Ucraina invasa, su cui ha preso posizione solo per dire che la guerra e la crisi energetica hanno distolto l'attenzione dalla crisi climatica. Ma per i civili ucraini uccisi dalle bombe di Putin nemmeno un minimo di empatia.
E il fatto che l'Iran e la Russia abbiano profondi legami economici e strategici ed entrambi siano esentati dalle gretinate è sicuramente solo un caso. Del resto, ognuno è libero di scegliere le proprie battaglie. Ma, a quanto pare, in tanti sono stufi di farsi fare la morale da chi facendo l'attivista selettiva finisce per scivolare nell'ipocrisia militante.