Politica

La Grillo non vuole i vaccini ma apre alle droghe leggere

L'ultima del ministro della Salute: obbligo solo per il morbillo e sì alla cannabis. Ma c'è il veto della Lega

La Grillo non vuole i vaccini ma apre alle droghe leggere

No all'obbligo vaccinale, sì alla liberalizzazione delle droghe leggere. Due principi che messi insieme suscitano scetticismo se espressi da un cittadino senza responsabilità istituzionali ma se invece a fare simili affermazioni è il ministro della Salute in carica, Giulia Grillo, francamente dalla perplessità si passa allo sconcerto se non addirittura al timore di vedere il nostro prezioso servizio sanitario nazionale prendere una deriva irreversibile. Le dichiarazioni del ministro mettono drammaticamente a nudo l'inconsistenza politica, la superficialità dal punto di vista dell'impatto mediatico e anche la rozzezza concettuale di questo governo Lega-Cinquestelle. Prima di tutto l'affermazione più grave dal punto di vista dell'impatto sulla salute pubblica. La Grillo ha ribadito che il governo non è «contro i vaccini» ma vuole utilizzare «lo strumento dell'obbligo in maniera intelligente e solo dove è necessario come si fa anche in altri Paesi». E per la Grillo usarlo in modo «intelligente» è affermare che l'obbligo è necessario sì ma soltanto per il morbillo «mentre non lo è per l'esavalente, per il quale - dice- credo sia sufficiente la raccomandazione».

Possibile che il ministro non si renda conto che una simile affermazione, fatta dal governo, sminuisce agli occhi delle famiglie il valore del vaccino in questione? L'esavalente comprende pure la pertosse, la poliomelite, l'epatite B. In un momento di «crisi» dei vaccini con tutte le fake news che sono state lanciate sul web dai no vax per instillare nei genitori l'idea che i vaccini siano soltanto un affare per le case farmaceutiche non pensa il ministro che si dovrebbe invece ribadire che ad esempio con la pertosse i neonati rischiano di morire e che il vaccino può rappresentare un salvavita?

Sul tema interviene ancora una volta Roberto Burioni, il virologo paladino dei vaccini. «Tutta questa confusione ha un effetto molto negativo sulle scelte dei genitori, ai quali il governo dovrebbe fornire elementi molto chiari sui quali basare delle decisioni consapevoli e responsabili», scrive su Facebook Burioni.

L'altra affermazione invece mostra la schizofrenia dell'alleanza giallo-verde e anche la malafede politica dei Cinquestelle. «Sono favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere, - dice la Grillo- ma non è un punto contenuto nel contratto di governo. Se il Parlamento deciderà di affrontare la questione ricordo che nella scorsa legislatura presentammo una proposta di legge in questa direzione».

Ovvio che la liberalizzazione delle droghe leggere non sia nel contratto di governo. Per capire come mai basta confrontare la dichiarazione della Grillo con quelle fatte, subito dopo il suo insediamento al ministero della Famiglia, dal leghista, Lorenzo Fontana. «Mi riconosco nella formula della tolleranza zero - tuonava Fontana- E non liberalizzerò la cannabis. Penso ai genitori: non credo vorrebbero che i loro figli fumino». Indovinate chi ha la delega per il contrasto alle tossicodipendenze nel governo giallo-verde? Fontana che proprio ieri è stato nominato presidente della rete mediterranea contro il narco-traffico Ned-Med.

Insomma è evidente che la

liberalizzazione delle droghe leggere non potrà mai passare con un Fontana al governo. Ma la Grillo ne parla per dare qualcosa in pasto agli elettori di M5s che soffrono l'evidente predominio del Carroccio nell'esecutivo.

Commenti