Guerra in Ucraina

La guerra blocca la produzione industriale: -2,9%

Male marzo (-1,5%), Confindustria vede nero: "Impatto sul Pil, tenuta delle imprese a rischio"

La guerra blocca la produzione industriale: -2,9%

La guerra in Ucraina e le sue ricadute economiche bloccano la produzione industriale italiana che a marzo è scesa dell'1,5%, dopo il rimbalzo messo in atto a febbraio (+1,9%). Ad alzare il livello di allarme è il Centro studi di Confindustria che ora vede una caduta della produzione industriale del 2,9% nei primi tre mesi del 2022 rispetto al quarto trimestre dell'anno scorso. Il conflitto e la fiammata delle materie prime sono insomma come sabbia nel motore per il pil, al punto da mettere a rischio la stessa «tenuta» delle imprese nei prossimi mesi. La gelata della produzione «inciderà negativamente sulla dinamica del Pil», sottolinea viale dell'Astronomia. Già nelle previsioni di una settimana fa, il Csc paventava il rischio di una recessione tecnica nella prima metà dell'anno e di una crescita italiana più che dimezzata nell'intero anno: con la stima del Pil 2022, nello scenario più ottimistico, tagliata al +1,9% dal precedente +4,1 percento.

Numeri che spaventano le imprese, tra cui le attese sono in peggioramento: gli indici di sentiment sull'attività imprenditoriale e di fiducia, in flessione a marzo, «preannunciano rilevanti ripercussioni sull'effettiva capacità di tenuta delle imprese nei prossimi mesi», rileva il Centro studi dell'associazione presieduta da Carlo Bonomi. A pesare sull'attività economica è in primo luogo il rally dei prezzi delle commodity, gas naturale e petrolio in testa, che ormai mettono a segno rincari a tre e quattro cifre: +1.217% per il gas in media nel periodo del conflitto sul pre-Covid. Anche la domanda è in calo a marzo: gli ordini in volume diminuiscono dello 0,8% su febbraio, quando erano scesi dello 0,1% su gennaio. Le prospettive non sembrano destinate a migliorare nel breve periodo. Un'indagine condotta tra le associate a Confindustria evidenzia che 9 imprese su 10 giudicano come molto importanti, tra i principali ostacoli determinati dal conflitto, non solo gli aumenti del costo dell'energia, ma anche quelli delle altre materie prime, mentre le difficoltà di approvvigionamento riguardano quasi 8 imprese su 10. A fronte di tali problemi, il 16,4% delle imprese che hanno risposto ha già ridotto sensibilmente la produzione.

Un quadro con cui fare i conti, mentre l'economia italiana ed europea cercavano di recuperare la caduta causata dal Covid già con velocità diverse. Secondo l'Eurostat, l'Italia, sebbene in risalita, nel 2021 risultava ancora con oltre 21 miliardi di Pil da recuperare rispetto al 2019: 1.775 miliardi contro i 1.796 di due anni prima. Nella media dell'Ue a 27, il Pil nel 2021 superava invece i livelli pre-Covid, con 14.447 miliardi complessivi a fronte dei 14.017 del 2019 ma questo non accadeva per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna (i cosiddetti «Pigs»), che nell'anno presentavano ancora risultati inferiori, a prezzi correnti, rispetto al 2019.

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