Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:52
In evidenzaAggiornato alle ore 11:52
Europa

L’Ue all’Italia: "Più posti fissi nelle scuole". Ma poi insiste sui tagli al bilancio dello Stato

Corte Europea contro gli Ata a tempo. Il ministero: "Norme vecchie"

L’Ue all’Italia: "Più posti fissi nelle scuole". Ma poi insiste sui tagli al bilancio dello Stato

C'è sempre una figura che conosce davvero l'anima di una scuola. Non il preside, non il professore di matematica, nemmeno lo studente modello. È quello che gira nei corridoi quando le lezioni sono finite, che controlla le luci lasciate accese e sente per primo le lamentele delle famiglie. Nella fantasia di Harry Potter era Argus Gazza, il custode arcigno di Hogwarts; nel cinema americano era Will Hunting/Matt Damon con il mocio in mano nei corridoi del Mit. In Italia, più semplicemente, è il collaboratore scolastico, il vecchio bidello delle scuole di provincia, memoria vivente di generazioni intere.

Attorno a queste figure apparentemente marginali si è consumata ieri una nuova battaglia tra Bruxelles e l'Italia. La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha infatti bocciato il sistema italiano di reclutamento del personale Ata, sostenendo che il ricorso ai contratti a tempo determinato sarebbe eccessivo e non sufficientemente limitato. Una sentenza che però apre un paradosso molto europeo. Perché da anni Bruxelles chiede all'Italia rigore sui conti, tagli, spending review e contenimento della spesa corrente. Poi però, quando la pubblica amministrazione utilizza forme di lavoro flessibile per gestire esigenze variabili, arriva la bacchettata: servono più assunzioni stabili.

Eppure la scuola italiana è già una gigantesca macchina pubblica da quasi 58 miliardi di euro l'anno con 1,2 milioni di lavoratori. Solo il personale costa oltre 48 miliardi. E nel comparto Ata circa l'80% dei 250mila dipendenti è già assunto a tempo indeterminato. I contratti a scadenza vengono utilizzati soprattutto per sostituzioni, esigenze organizzative o variazioni dell'organico.

La Corte Ue, però, sostiene che il sistema italiano favorisca troppo il ricorso ai contratti temporanei. Nel mirino finiscono anche i concorsi riservati a chi ha maturato almeno due anni di servizio, perché secondo i giudici questo meccanismo "incoraggia il ricorso a tali contratti durante quel periodo minimo". Tradotto dal burocratese di Lussemburgo: meno flessibilità e più stabilizzazioni.

Il ministero dell'Istruzione guidato da Giuseppe Valditara ha replicato ricordando che le norme contestate risalgono addirittura agli anni Novanta. Il Mim sottolinea inoltre che il problema si è aggravato anche per colpa dei vecchi vincoli sul turnover introdotti molto prima dell'attuale governo. E soprattutto fa sapere di aver già aperto un tavolo tecnico per rivedere il sistema di reclutamento del personale Ata, anche in vista del prossimo decreto salva-infrazioni. Insomma, l'obiettivo del governo è evitare che la vicenda si trasformi nell'ennesima sanatoria permanente dentro la scuola pubblica.

Pd e Cgil, invece, sono partiti immediatamente all'attacco. Le senatrici dem Cecilia D'Elia e Susanna Camusso parlano di "condanna" dell'Italia e accusano il governo di aver usato la "flessibilità come alibi". La Flc Cgil invoca addirittura un "piano straordinario di stabilizzazione". Ma è la solita impostazione per cui qualsiasi forma di lavoro a termine viene raccontata come uno scandalo sociale, anche dentro un settore che già oggi è composto quasi interamente da dipendenti stabili.

E così, mentre Bruxelles continua a chiedere all'Italia di ridurre la spesa, la soluzione proposta sembra sempre la stessa: altri posti fissi. Un po' come nei vecchi corridoi scolastici italiani, dove tutto cambia, passano governi, ministri e studenti, ma alla fine la burocrazia resta sempre lì, immobile come Gazza davanti alle scale di Hogwarts.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.