A microfoni spenti e senza telecamere i magistrati (pubblicamente schierati al referendum per il No alla riforma sulla separazione delle carriere) ammettono la verità: "L'attuale situazione deriva dalla sfrenata sete di potere che affligge i magistrati". Il Giornale è venuto in possesso di alcune mail riservate, scambiate tra le toghe nella mailing list dell'Anm, l'associazione al cui timone c'è Cesare Parodi, che guida il fronte del No al referendum sulla riforma della giustizia.
Le chat private svelano il vero obiettivo della battaglia referendaria: occupare una posizione prettamente politica. Nel segreto delle chat, i giudici confessano mali e storture della magistratura italiana. È il 5 gennaio scorso, inizio dell'anno. Quando quattro magistrati si scambiano opinioni nella mailing list dell'Anm. È una conversione utile a capire l'idea che gli stessi magistrati hanno dei loro colleghi. Il Giornale ha deciso di pubblicare il contenuto delle chat, anche perché ormai lo scontro tra toghe e governo Meloni sul referendum è all'apice.
Tutto parte da un messaggio del giudice Tino Palestra, toga progressista ed ex capo dell'ufficio Gip di Bergamo. Palestra è già noto per aver espresso (in una chat) posizioni ironiche e critiche sul governo Meloni in merito ai centri per gli immigrati in Albania. Palestra alle 20 e 51 del 5 gennaio introduce nella mailing list dell'Anm il tema sul sorteggio dei componenti del Csm (contenuto nella riforma Nordio) e scrive: "La soluzione del sorteggio per i componenti del Csm costituisce un'umiliazione per i magistrati e un suicidio per quelli che lo auspicano. Ma occorrerebbe ricordare quali ragioni possano aver istigato il suicidio". Ecco il primo accenno di autocritica. Però è un altro giudice, Rosario Russo, già sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione, che vuota il sacco e ammette le colpe delle toghe: "Vi sono stati magistrati (tanti) che hanno dimostrato, dentro e soprattutto fuori dal Csm quella modestia etica di cui ha parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella". Un'accusa (modestia etica) pesantissima. Che arriva da un giudice con una lunga carriera (Rosario Russo) ai colleghi. Russo continua: "È avvenuto che i correi del dottor P (Palamara) lungi dall'essere sanzionati sono stati chiamati a dirigere importanti uffici".
Chi è Rosario Russo? Tra le toghe e nel Csm è considerato un battitore libero. Non è iscritto a correnti di sinistra. Ma non è certamente schierato per il Sì alla riforma. Anzi è un editorialista del Domani, quotidiano non meloniano e soprattutto al fianco dei comitati per il No. Tra le varie pubblicazioni di Russo ce n'è una recente, del 18 luglio scorso, illuminante per capire la sua linea sulla separazione delle carriere. Russo in un articolo pubblicato sul Domani rispondeva a Michele Vietti (ex numero due del Csm) proprio sul tema della separazione delle carriere. Russo criticava il modello, definendolo "napoleonico e fascista". "È storicamente accertato che con l'avvento della Costituzione è finalmente prevalsa sulla concezione francese (di matrice napoleonica) coltivata nei precedenti nostri ordinamenti (liberali e fascisti) l'opposta visione italiana del Pubblico Ministero, tesa a sottrarlo all'influenza del potere esecutivo" scriveva Russo. Nelle chat entrano altri due magistrati: Clementina Forleo, la famosa Gip del caso Fiorani-Ricucci-Consorte, che però sembra non prendere posizione sullo scontro sul referendum, e Valerio Savio, ex numero due dell'Anm nel 2013 esponente di spicco di Magistratura democratica. Il pallino delle conservazioni è però sempre nelle mani di Rosario Russo che perde ogni freno e si libera di un peso: "Cara Clementina (Forleo) capisco le tue titubanze ma è giusto denunciare una triplice Hybris da cui è scaturita l'attuale situazione. La prima: la sfrenata sete di potere che affligge molti magistrati. La seconda: non aver impedito a Palamara e company di svolgere il ruolo di sommo mediatore. La terza: aver omesso di reprimere le condotte dei numerosi correi di Palamara. Perché Nordio non avrebbe dovuto approfittarne?". Ecco la sentenza definiva che giustifica la riforma Nordio. Non è il primo caso in cui i giudici in chat si lasciano andare a commenti duri.
Il magistrato Marco Patarnello, sostituto procuratore della Cassazione definì l'azione della premier "molto più pericolosa" di quella di Berlusconi, "poiché non agisce per interessi personali ma per una precisa visione politica". Andando indietro nel tempo ai tempi di Palamara, con l'ordine contro Salvini: "Va attaccato".