L'affondo di Cassese contro l'Onu

Il giudice emerito della Corte Costituzionale sottolinea come la comunità internazionale poteva fare molto di più

"Bisogna fare di più contro Putin": l'affondo di Cassese contro l'Onu

L’Onu non doveva limitarsi ad assistere i rifugiati. La comunità internazionale poteva fare molto di più. Non utilizza giri di parole Sabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale. Il professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Riformista, ha sottolineato come si sarebbe dovuto essere più incisivi per fermare una serie di crimini contro le persone.

Il primo riferimento è stato all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, di cui la stessa Russia di Putin fa parte, che secondo il docente, in questo conflitto, avrebbe rinunciato a svolgere la sua particolare funzione. Altra accusa, poi, è stata lanciata nei confronti del Consiglio d’Europa che non avrebbe preso alcuna iniziativa contro le gravi violazioni dei diritti umani.

Nel duro bilancio di Cassese non è stata risparmiata appunto neanche l’Onu. Il segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nell’ambito dei suoi poteri, per il professore dell’Istitut d’Etudes Politiques di Parigi, non dovrebbe limitarsi solo a dare conforto alle persone perseguitate. “L’intera comunità internazionale – ha tuonato Cassese – potrebbe moltiplicare gli sforzi per esercitare un’ulteriore pressione sia sulla popolazione, sia sullo Stato russo”.

La strada per l’esperto potrebbe essere quella di creare un tribunale ad hoc per valutare le responsabilità penali nei confronti di Putin, che avrebbe ignorato l’evoluzione, avutasi negli ultimi anni in Ucraina e che “pensa che si possa ricostruire un impero come quello degli zar o come quello sovietico”.

Allo stesso modo, però, bisogna andare avanti per la strada diplomatica. Il giudice emerito della Corte Costituzionale, infatti, ha considerato prudente l’atteggiamento utilizzato in questo particolare momento da Stati Uniti, Europa e Nato per fare in modo che non si allargasse il conflitto, dando così vita a una vera e propria guerra mondiale.

Un aspetto positivo, in tale vicenda, per Cassese è stata soprattutto la compattezza dell’Europa, che a differenza di quanto auspicato da Mosca, non si è divisa, ma piuttosto ha compreso anche l’importanza di investire più risorse per la difesa. E’ passata, poi, secondo il giurista, la necessità di avere un bilancio autonomo, con proprie entrate e spese, corrispondente all’attuale popolazione dell’Unione. La lezione per il continente, pertanto, potrebbe essere quella di trasformare la nuova crisi in opportunità.

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