Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame aveva rigettato il ricorso dei difensori di Mohammad Hannoun contro l'ordinanza di custodia cautelare e ora i giudici hanno depositato le motivazioni che hanno portato a questa decisione per il 63enne architetto giordano, presidente dell'Associazione Palestinesi in Italia. "Appare evidente che la grande massa di dati probatori, ora in atti, permette di fare emergere un quadro indiziario del tutto solido per corroborare sia la partecipazione dell'indagato alla associazione terroristica sia il suo stabile contributo al suo finanziamento", scrivono i giudici.
Delle sei persone che sono state arrestate assieme ad Hannoun, tre sono state scarcerate: su Hannoun, però, come sottolineano anche i giudici, l'impianto accusatorio è solido e lo è soprattutto anche senza il materiale proveniente dalle fonti israeliane.
La scrivono la presidente Marina Orsini e le colleghe Luisa Camposaragna e Paola Calderan, che hanno escluso l'utilizzabilità di quei documenti in quanto provenienti da fonte anonima, che risponderebbe al nome di "Avi", funzionario del ministero della Difesa israeliano che non si è mai palesato rimanendo nell'ombra.
E "poiché il vettore che ha raccolto e trasmesso gli atti è un anonimo, al di là della natura documentale o meno di quanto trasmesso, quanto contenuto in tali atti non verrà oggi utilizzato per vagliare la tenuta dell'impianto accusatorio", scrivono nell'atto, aggiungendo che "la natura anonima dell'atto di trasmissione non viene superata dalle produzioni effettuate in udienza dal pm allegando atti di trasmissione, in allora pervenuti alla Polizia Italiana, anch'essi non firmati".
Al di là di questi documenti, però, specificano le giudici, è "ugualmente pacifico" che il finanziamento effettuato "dopo avere raccolto la zakat", ossia l'elemosina rituale annuale prevista dal Corano, "versata dai fedeli nei luoghi di preghiera, nelle moschee, e anche durante tutti gli eventi che vedono la partecipazione di un grande numero di soggetti" di regola di religione islamica, "persegua innanzitutto la finalità di rafforzare Hamas". In relazione a questo i giudici hanno spiegato che "denaro contante non tracciato viene convogliato su Osama Alisawi e su associazioni da lui indicate". Alisawi si troverebbe attualmente a Gaza ed è l'ex ministro dei Trasporti di Hamas, che ha una storia personale che si lega al nostro Paese, perché è a Venezia che si è laureato: ha vissuto per 15 anni in Italia e proprio con Hannoun, all'inizio degli anni Novanta, ha fondato l'Abspp, prima di tornare a Gaza nel 2003, senza mai interrompere i contatti con lui.
Nonostante le rimostranze recenti delle piazze dei pro Pal, e non solo, che chiedono la liberazione di Hannoun un giorno sì e l'altro pure, considerandolo quasi alla stregua di un "prigioniero politico", il tribunale non cede alle pressioni esterne. Solo pochi giorni fa, da Avs dicevano che la "autenticità e utilizzabilità dei materiali alla base dell'inchiesta" era "da verificare", riferendosi proprio a quella proveniente da Israele. Anche se indirettamente, il Riesame ha replicato dimostrando che anche senza quella parte di documentazione, che fin dall'inizio era stata oggetto di contestazione, resistono i pilastri sui quali si basa l'ipotesi investigativa della procura. Sono state decisive le intercettazioni per fondare questa decisione, che si poggia soprattutto su un concreto pericolo di fuga, che rende necessaria la custodia cautelare, soprattutto in considerazione del fatto che Hannoun è in possesso di un passaporto turco. Ed era proprio la Turchia il Paese che avrebbe raggiunto se non fosse stato arrestato: lì possiede un'abitazione e vi avrebbe voluto trasferire l'associazione. Ma non solo, perché, come scrivono i giudici, emergono anche tentativi di inquinamento probatorio.
La decisione del Riesame è una risposta chiara a chi sostiene l'infondatezza delle accuse e rappresenta un punto di svolta di svolta nel caso, che di fatto blinda l'indagine e spegne le polemiche sui materiali di provenienza estera. Ora per Hannoun si apre la possibilità di un ricorso in Cassazione entro tempi brevi ma per il momento i suoi avvocati non si sono espressi in tal senso.