Un ex passeggero della nave da crociera Hondius è ricoverato a Zurigo in condizioni gravi. Ha contratto l'Hantavirus a bordo.
E ora si scopre che un'assistente di volo della Klm, il 25 aprile a Johannesburg, è entrata in contatto con la turista della nave che, già infetta (e poi morta), ha cercato di prendere l'aereo. Vedendo le sue condizioni di salute, il personale della compagnia ha deciso di non imbarcarla ma evidentemente il breve contatto è bastato per trasmettere il virus. "Mi domando chi abbia deciso di far viaggiare un paziente con una malattia infettiva respiratoria su un volo di linea" insorge Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive al San Martino di Genova. Ora la hostess, sembra con sintomi lievi, è ricoverata ad Amsterdam. Nei Paesi Bassi è stato identificato anche un altro caso.
L'Oms dice che non si può parlare di epidemia e tanto meno di pandemia. Per inciso: nessuno ne ha voglia. Ma è inquietante come in questa storia (in cui per ora si contano tre morti e 8 contagi) siano coinvolti più paesi: Paesi Bassi, Svizzera, Usa, Singapore e Sudafrica.
E ancora: Argentina, Cile e Uruguay, dove il paziente zero e la moglie olandesi hanno contratto il virus mentre stavano facendo birdwatching. Si pensa che il contagio sia avvenuto in una discarica a Ushuaia dove la coppia è entrata in contatto con topi infetti.
Quanti altri paesi sono coinvolti? Difficile dirlo. Le incognite sono due. La passeggera che ha cercato di imbarcarsi in Sudafrica, oltre alla hostess Klm, ha incrociato persone dirette ovunque. E poi c'è il mistero dei 40 passeggeri scesi dalla nave 10 giorni dopo il decesso delle prima due vittime. Sono sbarcati a Sant'Elena (e sono il doppio di quello che era stato ipotizzato inizialmente). Le autorità li stanno cercando, soprattutto da quando è stato appurato che il virus si passa da uomo a uomo, con un contatto prolungato ma per via aerea. Sono state già allertate le autorità sanitarie dei 12 Paesi da cui provengono. E d'accordo che non ci sono analogie con il Covid, se non suggestioni emotive. Ma è altrettanto vero che la storia recente ci ha insegnato quanto sia importante effettuare il tracciamento dei casi senza sbavature nel breve periodo. Altrimenti la catena dei contagi diventa velocemente impossibile da ricostruire. E il rischio diventa ingestibile.
Stiano buoni i "gli infettivologi da bar", sostiene il virologo del San Raffaele Roberto Burioni, e non si cominci a parlare di bollettini. La situazione sulla nave non sembra preoccupante: i passeggeri con sintomi sono stati allontanati e nessuno sembra in pericolo. "Questo episodio rimarrà circoscritto se verranno applicate le misure di salute pubblica e se tutti i Paesi mostreranno solidarietà" ha spiegato Abdi Rahman Mahamud, direttore delle operazioni sulle emergenze sanitarie per l'Oms. "Cinque degli otto casi segnalati sono stati confermati come Hantavirus, mentre gli altri tre sono considerati sospetti" aveva dichiarato in precedenza il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Quello che lascia un po' perplessi è la concatenazione degli eventi, dal momento in cui il topo della discarica argentina ha infettato l'uomo. Non esiste un vaccino o una cura specifica per questo virus. Il ceppo andino, riscontrato nei passeggeri infetti, è l'unico noto per essere trasmissibile da persona a persona.
Resta la tensione attorno al destino della nave da crociera, ora al largo di Capoverde ma attesa entro sabato a Tenerife.
Il presidente delle Canarie, Fernando Clavijo, ha annunciato che la nave non attraccherà nel porto di Granadilla, a Santa Cruz di Tenerife, ma resterà ormeggiata al largo, per consentire l'evacuazione dei passeggeri e il successivo trasferimento in aeroporto per i rimpatri. "L'evacuazione dei passeggeri avverrà in sicurezza".