Harakiri Pd, risorge la Raggi a Roma

I grillini fedelissimi silurano Zingaretti e il dem Gualtieri si candida. L'alleanza traballa

Harakiri Pd, risorge la Raggi a Roma

A Roma ha vinto Virginia Raggi.

La sindaca più incapace d'Italia si è dimostrata una vera lady di ferro nella difesa del potere, e nel giro di un paio di giorni è riuscita a mandare contro un muro non solo l'aspirante leader Giuseppe Conte ma anche l'intero Pd.

Sembrava tutto pronto per la discesa in campo di Nicola Zingaretti, candidato pesante che avrebbe assicurato al Pd buone chance di vittoria, e che quindi Virginia non vuol vedere neppure dipinto. Invece ieri è stata improvvisamente ufficializzata la candidatura dell'ex ministro Roberto Gualtieri (nel tondo), congelata da settimane. Il Nazareno lavorava da tempo a questa soluzione, il presidente della Regione Lazio si era assicurato l'appoggio (silenzioso, perché il poveretto non può ancora dire una parola a nome dei Cinque stelle) di Conte, e quello della potente grillina laziale Roberta Lombardi, per correre alle Comunali d'autunno e poi dimettersi dalla Regione e mandarla al voto a dicembre con un'alleanza dem-grillini. Invece ieri è saltato tutto: prima un ambiguo comunicato dell'ex premier che celebrava «la nostra candidata Raggi» e i suoi successi al Campidoglio, e che avvertiva il Pd: «Ci auguriamo che la loro scelta (sul candidato sindaco, ndr) non metta in discussione il lavoro comune a livello di governo regionale del Lazio». Stop a Zingaretti, dunque. Poi è arrivata l'artiglieria pesante: la Lombardi e Valentina Corrado, le due assessore grilline fatte entrare in Regione da Zingaretti, hanno fatto sapere che in caso di candidatura del governatore la giunta sarebbe saltata. «Ci auguriamo che il Pd non contempli soluzioni che avrebbero inevitabili ripercussioni sulla tenuta della maggioranza regionale e le future alleanze». Una candidatura «paradossale» di Zingaretti contro la Raggi causerebbe «forte imbarazzo».

È noto che la Lombardi è acerrima nemica della Raggi. Ma la Corrado è invece una fedelissima della sindaca, e (su ordine di quest'ultima) ha fatto circolare di aver già firmato una lettera di dimissioni dalla Regione, che avrebbe causato l'apertura della crisi nel Lazio.

Così ieri, a metà pomeriggio, il Pd ha dovuto fare una precipitosa marcia indietro, e buttare subito in pista Roberto Gualtieri, con immediata benedizione di Enrico Letta. Solo che dopo mesi di attesa messianica per Zingaretti, la candidatura, pur di prestigio, finisce per avere il sapore inevitabile del ripiego.

È basito Carlo Calenda, battitore libero di centrosinistra contro la cui candidatura a Roma il Pd fa le barricate: «Non ho mai visto un'incapacità politica così atomica». Da Italia viva infierisce Luciano Nobili: «Zingaretti ha dato tutto a M5s: legittimazione, governo, Regione. E loro lo hanno abbattuto alla prima occasione. Incredibile». La batosta del Campidoglio avrà comunque ripercussioni a catena: la strategia dell'alleanza Pd-M5s ne esce in frantumi. E la leadership di Conte in briciole.

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