I Cinque Stelle ai margini: "Ci stiamo estinguendo"

I sondaggi sempre in picchiata spaventano anche i grillini che speravano nell'effetto Conte

I Cinque Stelle ai margini: "Ci stiamo estinguendo"

«Qua ci stiamo estinguendo». Nelle chat del M5s non si fa altro che parlare dell'ultimo sondaggio di Swg per il Tg La7. La rilevazione diffusa durante il telegiornale di lunedì sera certifica un declino che sembra inarrestabile. Un altro 0,4% perso in una settimana, dato che arriva dopo il pesante meno 0,8% registrato dallo stesso istituto il lunedì precedente. Il Movimento del nuovo corso di Giuseppe Conte, già sotto la «soglia psicologica» del 15%, si attesta al 13,9%, a circa sei punti dalla Lega e da Fratelli d'Italia. La performance peggiore dopo il clamoroso 11% accreditato da Winpoll per Il Sole 24 Ore un mese fa. E se quel risultato rappresentava il minimo storico dallo sbarco in Parlamento del 2013, adesso a scatenare il panico è una tendenza verso il basso che pare ormai consolidata. Fiato per le trombe del disagio dei gruppi parlamentari, che già sono orientati a muoversi in ordine sparso in vista della complicata partita del Quirinale. Il morale della truppa è sotto i tacchi. Lo screenshot del sondaggio del Tg di Enrico Mentana passa di chat in chat. Un deputato lancia l'allarme senza troppi giri di parole: «Ci stiamo estinguendo». Il senso di smarrimento si insinua perfino tra i tanti che avevano creduto a un «effetto Conte» che avrebbe dovuto risollevare le sorti di un partito in crisi di identità. Anzi, il passaggio da Palazzo Chigi alla leadership del M5s ha sgonfiato in parte la bolla della popolarità del giurista pugliese. Per i deputati e i senatori che speravano nel consenso dell'avvocato, il risveglio è ancora più traumatico. «Dov' è l'effetto Conte che ci avevano promesso?», si chiede un parlamentare. L'emorragia di voti è prevista un po' da tutti i sondaggisti. Euromedia Research per l'ultima puntata di Porta a Porta prima di Natale assegna ai Cinque stelle il 15,7%, un calo di mezzo punto rispetto al precedente rilevamento del 17 novembre. Numeri che scatenano una sarabanda di analisi all'interno del gruppo parlamentare. Il crollo delle ultime settimane è attribuito alla «mancanza di una strategia sul Quirinale». L'evocazione di una riedizione delle «Quirinarie» ha scatenato ulteriori perplessità. Continua a far discutere anche la scelta di non andare più nelle trasmissioni della Rai dopo l'esclusione del Movimento dalle nomine dei direttori dei Tg. A ciò si aggiunge il timore di un appiattimento eccessivo sulle posizioni del Pd di Enrico Letta. È in questo clima che Conte incontra al Senato i rappresentanti dei tre principali sindacati. Una «triplice» sindacale reduce dalle divisioni sullo sciopero generale del 16 dicembre, indetto solo da Cgil e Uil, con la Cisl che ha deciso di non unirsi alla mobilitazione. Secondo indiscrezioni, il segretario della Cgil Maurizio Landini durante il colloquio avrebbe criticato Draghi, elogiando il governo Conte. «A differenza del governo precedente il confronto questa volta è avvenuto a decisioni già prese», avrebbe detto in riferimento all'incontro di lunedì con Draghi sulla manovra. Anche il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri ha espresso soddisfazione uscendo da Palazzo Madama. Assente il numero uno della Cisl Luigi Sbarra, sostituito dal segretario confederale Ignazio Ganga. Dopo il lungo incontro Conte elenca i temi al centro della discussione. Dalla «revisione del patto di stabilità e crescita» al «contrasto al precariato che colpisce donne e giovani» e al «contrasto dell'evasione fiscale». Priorità ribadite da Landini davanti ai cronisti. Nel M5s, e non solo, il confronto di ieri con i sindacati viene interpretato come un segnale di attivismo in velata contrapposizione a Draghi. E tra gli eletti torna la paura che Conte voglia le urne anticipate. «Non ha mai messo da parte l'obiettivo del voto», commenta un senatore.

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