I dem usano l'arma Regeni per indebolire Conte e M5s

Il Pd su nei sondaggi cerca un nuovo asse con Fico

I dem usano l'arma Regeni per indebolire Conte e M5s

Il caso Regeni è il nuovo fronte aperto dal Pd nel governo per mettere spalle al muro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e costringere il M5s alla ritirata.

In una lettera a Repubblica il segretario dei democratici Nicola Zingaretti incalza il premier chiedendo azioni concrete con l'Egitto per arrivare alla verità sull'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni: «Il governo italiano deve essere coerente con l'affermata volontà di proseguire nella battaglia per la ricerca della verità. È di fondamentale importanza dunque che il governo con le figure preposte ai massimi livelli compia già dalle prossime ore tutti i passi dovuti per ottenere dall'Egitto le condizioni elementari per avviare il processo e la possibilità di fare ulteriori passi in avanti nei rapporti bilaterali», spiega il leader del Pd nella lettera.

La prima mossa è un'audizione del presidente del consiglio davanti la commissione d'inchiesta. Invito subito raccolto: oggi Conte alle 22 sarà ascoltato in commissione. La seconda mossa è lo stop alla trattativa tra Italia e Egitto per la fornitura delle fregate Fremm: un'iniziativa che punta a mettere in difficoltà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a cui spetta la supervisione sull'operazione. Anche se nel corso della giornata di ieri, Zingaretti corregge il tiro: «Noi non abbiamo mai legato la vicenda delle fregate italiane alla Marina egiziana all'idea di un possibile osceno scambio tra vendita di armi e diritti umani, e bene ha fatto il presidente Conte a dare immediata disponibilità a riferire alla Commissione parlamentare d'inchiesta. Per questo ora il governo italiano deve essere coerente con l'affermata volontà di proseguire nella battaglia per la ricerca della verità». Il pressing del segretario rientra nella nuova strategia (post-covid) dei dem: spaccare il Movimento, indebolendo la posizione del capo dell'esecutivo. Una strategia che paga: nell'ultimo sondaggio Ixè per Carta Bianca, il Pd rosicchia un altro punto percentuale (dal 21,4 al 22) al M5S (da 17,2 al 16,1): da agosto sono quasi 20 punti. E anche il gradimento di Conte scende attestandosi sul 56%. L'assalto non si ferma. Al Nazareno si ragiona sulle prossime mosse: indebolire il M5s e pianificare un'alleanza solo con alcuni pezzi del mondo grillino. Sganciarsi dall'abbraccio con un Movimento, ancora a trazione dimaiana. I pilastri su cui costruire la nuova coalizione sono Beppe Grillo, il presidente della Camera Roberto Fico (il più vicino nel Movimento alle posizioni di Zingaretti sul caso Regeni) e il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Conte sarebbe una comparsa. Ma che dovrebbe, comunque, accompagnare da garante il progetto. Mentre sia Alessandro Di Battista che Luigi Di Maio vengono considerati due interlocutori pericolosi per l'asse Pd-M5s: uno per le simpatie salviniane, l'altro per il sentimento anti-Pd. Ma l'obiettivo è un nuovo patto giallorosso, con i 5s ridotti a costola del Pd.

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