I legali: una norma inapplicabile a Berlusconi

Gli avvocati stupiti: ormai il leader di Forza Italia ha finito di scontare la pena

Un aiuto non voluto, non richiesto e soprattutto che arriva fuori tempo massimo: questo, per lo staff difensivo di Silvio Berlusconi, è il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri che mette una soglia alla punibilità dei reati fiscali, e che ha sollevato un putiferio dopo che si è ipotizzato che potesse servire a cancellare la condanna del Cavaliere per la vicenda dei diritti tv. Da quando il caso è esploso, i contatti tra i legali dell'ex premier sono stati assai intensi, e numerose anche le conversazioni con Berlusconi per decidere la linea da tenere. Ma fin dai primi momenti la convinzione dei legali era abbastanza chiara. Nessuno nega che in punto di teoria del diritto, la novità sarebbe stata potenzialmente interessante per la vicenda processuale di Berlusconi, visto che il reato per cui è stato condannato rientra appieno nella soglia indicata dal decreto. Ma il problema è assai semplicemente un altro: che Berlusconi ormai ha praticamente finito di scontare la sua pena. Qualunque novità venisse ora approvata, a beneficiarne saranno gli imputati futuri. Non Berlusconi, che per la metà di aprile - e forse anche prima - avrà saldato il suo conto con la giustizia.

C'è amarezza, nel gruppo di avvocati che lavora al fianco di Berlusconi, e c'è anche preoccupazione. Amarezza perché si vede nuovamente sventolato lo spauracchio delle leggi ad personam, che si sperava fosse definitivamente tramontato con l'uscita del Cavaliere da Palazzo Chigi: «E invece oggi veniamo accusati di avere escogitato chissà quale trucco, anche se la legge delega è una legge del centrosinistra, firmata da Renzi e da Padoan, il ministro dell'Economia», dice uno dei legali. Ma c'è anche preoccupazione, perché il nuovo caso viene sollevato in un momento delicato, quando Berlusconi è vicino al «fine pena» ma è ancora sotto esame da parte dei magistrati. Proprio in questi giorni i legali si preparano a presentare al tribunale di Sorveglianza di Milano l'istanza di liberazione anticipata, che permetterebbe al Cavaliere di chiudere già prima della metà di marzo la fase dell'affidamento ai servizi sociali. Sulla risposta positiva del tribunale gli avvocati sono fiduciosi; d'altronde tutte le relazioni dei servizi sociali sul comportamento di Berlusconi nei quasi nove mesi di volontariato alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone sono positive e hanno anzi sottolineato il turbamento e la riflessione interiore che la vicinanza con la sofferenza degli anziani ha portato in Berlusconi. Ma è chiaro che l'accusa lanciata in questi giorni a Berlusconi di avere cercato in qualche modo di condizionare l'andamento della giustizia rischia di togliere serenità ai magistrati che devono decidere sullo sconto di pena.

«E la cosa più assurda - sottolineano fonti della difesa - è che questo sospetto viene lanciato quando ormai Berlusconi non avrebbe più nulla da guadagnare da questa norma, perché purtroppo o per fortuna ha già scontato la pena quasi per intero, e insieme alla pena si estinguerà anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici». La procura di Milano sostiene il contrario, ma ci sono sentenze anche recenti della Cassazione che danno per certo questo effetto dell'esito positivo dell'affidamento ai servizi sociali.

Insomma, Berlusconi vede la fine del tunnel e non aveva alcun interesse a sollecitare adesso un nuovo salvacondotto. Certo, c'è il problema della legge Severino, che ha portato alla decadenza del Cavaliere dal Senato, e i cui effetti verrebbero essi pure spazzati via dal decreto Renzi sulla soglia del 3%. Ma anche questo «movente» viene escluso con forza dai difensori. La retroattività della Severino, dicono, verrà spazzata via dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Senza bisogno di inciuci.

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