I marò saranno processati in Italia

Dopo 8 anni la decisione del Tribunale dell'Aja: "La giurisdizione non è dell'India"

Dopo otto anni di lunghe attese, ingiustizie, dolori inenarrabili, omertà e attriti internazionali, la vicenda dei due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone prende finalmente una piega positiva. È infatti di ieri la notizia che il Tribunale costituito a l'Aja il 6 novembre 2015, presso la Corte Permanente di Arbitrato, per dirimere la controversia tra Italia e India in relazione all'incidente occorso il 15 febbraio 2012 nell'Oceano Indiano nel quale è rimasta coinvolta la nave «Enrica Lexie» battente bandiera italiana, ha pubblicato il provvedimento arbitrale. Che stabilisce come all'India venga precluso l'esercizio della propria giurisdizione nei confronti dei due marò. Come spiega lo Stato Maggiore Difesa, «il Tribunale arbitrale ha accolto la tesi sempre sostenuta dall'Italia in tutte le sedi giudiziarie e cioè che Girone e Latorre erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell'esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera». Viene quindi loro riconosciuta l'immunità funzionale.

Ecco perché il nostro Paese dovrà esercitare la propria giurisdizione e «riavviare il procedimento penale a suo tempo aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma». Unico neo sta nel fatto che l'Italia, per i giudici arbitrali, «ha violato la libertà di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione Onu sul Diritto del Mare» e dovrà «compensare l'India per i danni fisici, materiali e morali causati all'equipaggio e all'imbarcazione del peschereccio indiano «Saint Antony».

Le due parti dovranno accordarsi in merito attraverso contatti diretti. Un controsenso in termini, visto che se da una parte il processo si svolgerà a Roma, dall'altra il Tribunale internazionale, riconoscendo il danno, sembra additare Latorre e Girone come colpevoli. Un aspetto che, però, di fronte alla scelta della giurisdizione italiana, passa in secondo piano. La Farnesina precisa che il nostro Paese è comunque pronto «ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione». È stato proprio lo Stato Maggiore a comunicare ieri la notizia ai due fucilieri, che dovendo andare incontro a processo hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni.

Come si ricorderà, la vicenda ruotava intorno all'uccisione dei due pescatori Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, imbarcati sul peschereccio indiano. Molti giornali italiani continuano a scrivere che i colpi partirono dalla Enrica Lexie, ma negli anni è stato dimostrato a più riprese che in realtà c'era una discrepanza con gli orari di presenza della nave nel luogo dell'incidente. Unica cosa certa è che dopo l'arresto, Massimiliano Latorre riuscì a rientrare in Italia solo il 13 settembre 2014, a seguito di un ictus. Girone rimase in India fino al 28 maggio 2016. Intorno alla vicenda si erano intrecciati scontri diplomatici, interessi economici e un disinteresse dei governi dell'epoca. Se si è giunti al risultato odierno è stato solo grazie alle battaglie di chi non si è mai arreso e ha fatto dello slogan «Nessuno resta indietro», della Brigata Marina San Marco, a cui i due fucilieri appartengono. Un grido di battaglia.

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Commenti

newman

Ven, 03/07/2020 - 17:58

A questo punto l'esercito, la marina e l'aviazione come i corpi speciali vari sono perfettamente inutili. Sento l'annuncio dello stato maggiore italiano in caso di attacco da una potenza straniera:"Ragazzi, é giunta l'ora di dover difendere la patria e dare la vita per l'Italia. Rammentate peró un punto: non sparate un colpo, se no andate a processo nell'amata Italia per cui voi dovete essere pronti a morire da veri soldati."