Era considerato il potenziale successore del raìs Muammar Gheddafi. Ma a fermare Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito del dittatore libico, è arrivata la morte in patria, ancora prima che una condanna della Corte penale internazionale, per la quale era ricercato per crimini contro l'umanità. Saif sarebbe stato ucciso in seguito a duri scontri armati iniziati nel primo pomeriggio di ieri nell'area di Zintan, nel sud-ovest della Libia, secondo quanto riferito da Al Arabiya, che cita una fonte vicina alla famiglia Gheddafi. Gli autori dell'attentato sarebbero stati in quattro e lo avrebbero ferito gravemente mentre si trovava nel giardino della sua abitazione. Sarebbero fuggiti rapidamente dalla scena subito dopo il raid. Secondo la stessa fonte, gli scontri armati tra milizie locali e milizie fedeli all'ex regime di Gheddafi sono poi proseguiti per diverse ore nel pomeriggio, nella zona desertica di al-Hamada e nei pressi della stessa Zintan.
Saif al-Islam era considerato una delle figure politiche più influenti in Libia dopo il 2011, quando il padre venne ucciso a Sirte, la sua città natale e ultimo baluardo lealista, quando il convoglio sul quale viaggiava fu attaccato da un drone americano e da jet francesi della Nato. Nonostante la morte del padre abbia segnato la fine del regime, sgradita a qualcuno, Saif resta fra le figure più divisive del Paese.
Prima della rivolta del 2011, Saif era ritenuto il principale volto riformista del sistema gheddafiano. Avrebbe promosso una graduale liberalizzazione economica e un riavvicinamento all'Occidente, mantenendo rapporti con ambienti politici e accademici internazionali. Parlava correntemente inglese e aveva conseguito un dottorato alla London School of Economics. Con l'inizio del conflitto, Saif aveva assunto un ruolo di primo piano nella difesa politica del regime del padre. Il 27 giugno 2011 la Corte penale internazionale (Cpi) aveva emesso nei suoi confronti un mandato di arresto per crimini contro l'umanità, tuttora formalmente pendente in fase pre-processuale. Nel novembre 2011 Saif al-Islam sarebbe stato catturato proprio da una milizia di Zintan.
Nel 2015 era stato condannato a morte in contumacia da un tribunale di Tripoli, per poi essere rilasciato nel 2017 a seguito di un'amnistia concessa dalle autorità della Libia orientale. Da allora avrebbe vissuto in una località non ufficialmente nota, mantenendo un profilo pubblico estremamente limitato.