I "No Tutto" dai cortei fino al partito con fascisti, anarchici, ex 5s e leghisti

Estremisti neri e rossi, dubbiosi e anti scientifici, più i critici del "partito unico draghiano": la rabbia potrebbe strutturarsi

I "No Tutto" dai cortei fino al partito con fascisti, anarchici, ex 5s e leghisti

Un grande contenitore sigillato con la ceralacca del no. Si va dai fascisti agli anarchici, con frange leghiste e spezzoni della diaspora 5 Stelle. No vax e no green pass, certo, ma non solo. Giorno dopo giorno, manifestazione dopo manifestazione, comizio dopo comizio, questo magma cerca la sua strada. E prova a coagulare pezzi di popolo. Gli estremisti, quelli che borbottano e complottano tutto il giorno, ma anche i dubbiosi, i critici del partito unico di matrice draghiana, persino gli amici della scienza vaccinati però contro lo scientismo.

Compagni di viaggio, forse occasionali o forse no, di un movimento eterogeneo che potrebbe disperdersi e spegnersi nelle prossime settimane, ma che forse è l'embrione di un nuovo soggetto politico. Slogan e cortei ci sono sempre stati, ma qui si capisce che potremmo essere a una svolta: col passare dei mesi la rabbia potrebbe evaporare, ma anche strutturarsi e darsi nuovi ambiziosi obiettivi. Il salto di qualità davanti a un bivio: le discussioni, a tratti filosofiche se non ermetiche, sui limiti della libertà possono andare avanti per la stagione dell'emergenza, ci possono essere tensioni e scioperi sui diritti negati, scintille come a Trieste, poi, fra una sbandata e un testacoda, è inevitabile abbassare i fari e frenare.

Insomma, è possibile che alcune fasce marginali ritornino nella penombra anonima in cui erano prima della pandemia, ma può anche succedere che intercettino il consenso e il disagio di chi è sempre stato in silenzio, ma ora non sopporta gli slogan ripetuti come mantra da mezzo arco politico, sinistra e parte della destra insieme, quell'ottimismo facile sbandierato come una vitamina miracolosa, la venerazione incondizionata per il premier che presto potrebbe traslocare al Quirinale.

Per uscire dalla sacca dei no, ci vogliono leader che abbiano un'idea di fondo e che trasformino quei dinieghi in sì, nella prospettiva di un percorso di opposizione ma con un programma da sviluppare. Impresa difficile ma non impossibile. Il tema sociale è sempre presente, ma con l'economia che galoppa e un Pil che cresce del 6%, certe immagini apocalittiche che prevedevamo nei mesi oscuri del Covid possono essere archiviate. Per fortuna è andata o sta andando in un altro modo, molto meno cupo di quello che immaginavamo. Ma sulla linea di frattura della transizione ecologica e digitale, con il cambio portato in pochi mesi dallo smart working, con nuove abitudini e stili di vita inediti, con la democrazia che esplora frontiere imprevedibili - vedi la raccolta online delle firme per i referendum - è anche plausibile immaginare che ci sia qualcuno pronto a occupare questi spazi che non sono più quelli di prima ma hanno bisogno di essere governati.

È solo un'ipotesi, quasi una scommessa: i cortei che si fanno routine, sempre più stanca, oppure un'offerta inedita al bancone della politica che provi a capitalizzare gli scossoni e i traumi di questi ultimi due anni. E dia una chance agli scontenti che non si rassegnano.

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