I numeri al Senato: la "guerra" che può decidere la corsa al Colle

Tre seggi contesi al Senato per uno scenario che può influenzare la partita per il Quirinale. Ecco cosa accade a palazzo Madama

I numeri al Senato: la "guerra" che può decidere la corsa al Colle

La partita per il Colle, mai come questa volta, è aperta ad infinte variabili: ogni scranno conta. Tre seggi che risultano contesi al Senato rischiano di giocare la loro parte. Parliamo prima dei seggi contestati. C'è il caso del senatore Daniele Manca, Partito Democratico, e poi quelli della senatrice Anna Carmela Minuto, Forza Italia, e quello di Vincenzo Carbone, Italia Viva. Tre vicende diverse balzate agli onori delle cronache in questi giorni a causa della centralità che i numeri vanno acquisendo nella Aule: la vista è al Quirinale. La vicenda che riguarda Manca, per dire, pende da circa tre anni ed è quella che sembra più ingombrante.

Una legge del 1957 avrebbe imposto al senatore Dem, ex sindaco di Imola, di dimettersi da primo cittadino entro 180 giorni prima della scadenza naturale della legislatura: non è accaduto. E il caso Manca langue al vaglio della Giunta per le elezioni. L'ex primo cittadino si difende ponendo sul tavolo la questione del bilancio comunale. Qualcosa che avrebbe rallentato le dimissioni.

A entrare al posto del Dem, in caso, sarebbe Ernesto Carbone, renziano di ferro: "La legge è chiarissima, è stata violata e Palazzo Madama dovrebbe semplicemente prenderne atto". E questo è il focus sul merito, che riguarda pure il presunto "immobilismo della Giunta". Poi c'è un problema di metodo: "Il principio che passa ai cittadini è pericoloso - aggiunge il renziano - : nel luogo dove si fanno le leggi, quelle stesse leggi non vengono rispettate? Rispetto l’autodichia del Parlamento ma autodichia non puó voler dire non decidere". Per poi sferrare l'attacco ai giallorossi: "Mi meraviglia in questo il Pd - aggiunge l'esponente d'Italia Viva - , che da sempre si fa paladino della legalità, a volte ai limiti del giustizialismo come anni di antiberlusconismo hanno ben dimostrato". Insomma, ci sarebbe un atteggiamento ostruzionistico bello e buono. A portarlo avanti sarebbe la sinistra dei "migliori". Quella che ha eretto un muro.

Ce n'é pure per il MoVimento: "Per quanto riguarda i grillini, siamo al paradosso più totale, siamo abituati ai loro cambi di opinione per conservare le poltrone ma questo è troppo: il partito che gridava alla casta, che ha ridotto il numero dei parlamentari, che voleva tagliare gli stipendi, adesso accetta che ci sia la possibilità di pagare lo stipendio a 3 senatori in più che non hanno mai avuto la possibilità di lavorare? Come lo spiegano questo silenzio ai loro elettori?", chiosa Carbone. Sì, perché il tema è pure quello degli stipendi mancanti. Se i tre senatori che attendono di entrare dovessero procedere con le vie legali, allora lo Stato potrebbe dover, con buona probabilit. pagare gli arretrati. Mentre gli stipendi dei senatori che sono rimasti in sella non sarebbero restituibili in alcuna maniera. Doppia beffa, quindi, per quello che in un' azienda pubblica sarebbe danno erariale o quasi. Non è finita.

Anche la vicenda che riguarda Michele Boccardi ha un che di paradossale. Come riportato in un articolo a firma del direttore Augusto Minzolini, si sarebbe trattato di un "errore marchiano", che riguarda il calcolo, e di una "intepretazione sbagliata" di un giudice della Corte di Appello di Bari. Sul caso Boccardi, in effetti, la Giunta per le Elezioni si è espressa per la decandenza del seggio della Minuto, in favore dell'imprenditore pugliese. Adesso, quello che manca, è il passaggio dell'Aula, dove la vicenda però tarda ad essere calendarizzata: "Mi riesce incomprensibile - afferma a IlGiornale.it il diretto interessato - capire le ragioni del ritardo nel risolvere la mia questione. Ricordo che la Giunta delle elezioni si è espressa il 24 settembre 2020, oltre 13 mesi fa". Ma siamo ancora fermi al palo: "Nel 2019 tre ricorsi simili sono stati risolti in 30 giorni! Sono preoccupato per le istituzioni", conclude Boccardi. Il terzo aspintante è infine Claudio Lotito, per cui vale più o meno lo stesso principio di Boccardi: la Giunta si è pronunciata ma tocca all'Aula, che non muove un ciglio. Con buona pace del contribuente.

Il presidente della Giunta per le elezioni, Maurizio Gasparri, sentito in merito dal Giornale.it, dichiara quanto segue: "Mi auguro che l'Aula possa presto affrontare la questione, perché abbiamo superato ogni limite possibile. Noi abbiamo concluso tredici mesi fa questo processo. Ma ripeto: il calendario dell'Aula non lo faccio io". E questo vale per Boccardi e Lotito. Gasparri sottolinea pure l'esistenza di un altro caso: un seggio dell'America latina, per cui è stata aperta una procedura di contestazione (un'altra vicenda ancora che interessa il seggio del senatore Adriano Cario, ndr)". Rispetto alla questione "latente" del caso Carbone-Manca, invece, il senatore di Forza Italia annota: "Mercoledì vediamo se il senatore Paroli, che è il relatore, avanzerà una proposta, nel senso della conferma o in un senso diverso. Poi, qualora ci fosse la contestazione, verrebbe organizzata un'udienza pubblica e così via. Ma non è ancora stata presa la decisione". Per Gasparri "la cosa più grave è che l'Aula deve procedere con la calendarizzazione dei due casi, Campania e Puglia, che hanno superato qualsiasi limite temporale".

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