L'ex senzatetto in Rolls che ha fatto fortuna. E vuole condividerla

Viveva nella carcassa di un'auto di lusso, è diventato il Re della tequila. Il suo obbiettivo ora è salvare il pianeta. Usando i suoi miliardi

Viaggiava in una Rolls-Royce, ma senza muoversi mai. Viveva nel simbolo del lusso, ma era solo una carcassa vuota. Dormiva insomma dentro un'auto. Ed era senza casa, senza famiglia, senza una vita vera. Oggi John Paul DeJoria ha un patrimonio di quasi 3 miliardi di dollari, eppure poco più di 50 anni fa non avrebbe mai immaginato il futuro. Era a Los Angeles, ma nei sobborghi. Un po' italiano come suo padre, un po' greco come sua madre, sicuramente molto americano. Come la sua storia, alla fine. Il miracolo dell'occasione che da quelle parti tutti possono acchiappare. «La cosa più importante che ho imparato è che fare business devi investire su una cosa sola: te stesso».

A 20 anni dunque dormiva in quell'automobile abbandonata. I genitori separati, una moglie che lo aveva lasciato e perfino un figlio di 3 anni da mantenere. Già, a quell'età in cui si dovrebbe soltanto inseguire i sogni: succede, ai confini del mondo. John Paul allora cominciò con il fratello a scalare la vita centesimo dopo centesimo, a vendere cartoline di Natale aspettando che il destino gli facesse un regalo. Lavoretto dopo lavoretto, dollaro dopo dollaro. «Ci lavavamo in una piscina pubblica racconta sempre, oggi che i bagni non gli mancano di certo e la mattina andavamo a fare colazione in una caffetteria che offriva uovo e toast a 99 cent. Ho anche venduto bottiglie raccolte per strada, e per cena si andava a quel messicano che prima delle 5 e mezza del pomeriggio ti sfamava con poco». Giorno dopo giorno, giorni tutti uguali.

Eppure DeJoria l'istinto da imprenditore lo aveva dentro: dopo due anni in Marina, ad un certo punto piazzava pezzi per elettrodomestici casa per casa, e poi enciclopedie. E le porte sbattute in faccia sono diventate il pilastro per costruire una fortuna. «La gente prende troppo su serio i no che riceve. Invece sono solo uno sprone per ricominciare: se non perdi entusiasmo per un rifiuto vuol dire che hai già vinto». Lo ha fatto decine di volte, decidendo che poi avrebbe restituito tutto. Tutto quello che di buono la vita gli avrebbe regalato. Giving back, il suo marchio di fabbrica. E quindi eccolo ai 30 anni, con 700 dollari in mano e un amico con cui aprire una piccola società, la John Paul Mitchell: se vi servono prodotti per capelli, loro fanno al caso vostro. Solo che si torna in strada: un grande finanziatore sparisce con mezzo milione di dollari, a DeJoria non resta che battere ogni negozio della zona nord di Hollywood per piazzare shampoo. L'auto torna ad essere il suo letto, ma ad un certo punto si trova con dodici assegni in tasca: «Andai da un distributore e gli proposi di vendere i miei prodotti nei negozi. Mi disse: Perché mai dovrebbero scegliere i tuoi, quando hanno già quelli delle grandi company?. Gli risposi mettendogli gli assegni sotto il naso: Perché hai già dodici clienti, e duecento dollari. Il mio entusiasmo lo convinse, anche se pensava fossi un po' matto». Due anni dopo sopra i capelli arriva anche un tetto e finalmente la sua storia diventa degna dell'America: una casa, una vita. Degna di essere vissuta. «Quando siamo stati lasciati a piedi da quell'uomo, avevo perso tutto ancora una volta. Così chiesi un prestito a mia madre senza dirle che ero rimasto senza un soldo in tasca. Erano 350 dollari, li ho impiegati per far andare avanti l'azienda, ho creduto in me stesso. Ho vinto».

Nel 1989 John Paul DeJoria non è più solo l'uomo dei capelli: diventa il Re della tequila. Compra una distilleria messicana con un socio: la Patròn Spirits Company. «E ho pensato che se fosse andata male, almeno avrei avuto un bel po' di bottiglie di liquore da regalare agli amici a Natale». Perché nel frattempo di amici se n'era fatti molti, prima di farsi una famiglia vera: la moglie Eloise Broady, sposata nel '93, e poi complessivamente 4 figli. Una, Alexis, diventerà la più famosa pilota di dragster, quelle grandi auto con le ruote enormi che vengono sparate a 500 chilometri l'ora ed oltre. Perché ai DeJoria le auto piacciono strane. Ed anche i treni: John Paul compra un vecchio convoglio del 1927 e lo fa diventare il Patròn Tequila Express. Che ora è dotato di tutti i comfort e viaggia per gli Stati Uniti sui binari dell'Amtrak pagando un tanto al miglio. Solo in America.

La nazione dove un senzatetto diventa uno degli uomini più potenti al mondo. E più ricchi. Uno che tutta questa ricchezza non vuole tenersela per sé: Giving back, ricordate? Per dare qualcosa indietro DeJoria nel 2011 firma una promessa formale e successivamente apre la fondazione Love, Peace and Happiness. Amore, pace e felicità: dobbiamo crederci, se ci ha creduto anche lui. Lo scopo è che dobbiamo diventare tutti più sostenibili, responsabili e amanti degli animali. E per convincerci John Paul, moglie e figli, impiegano ingenti somme di denaro per cambiare il mondo. Perché «il successo, se non è condiviso, è un fallimento». Così ecco il progetto nella zona dei monti Appalachi, dove 5300 famiglie hanno trovato lavoro nella produzione di prodotti organici. Erano senza niente, hanno un futuro. E soprattutto l'idea che credere nelle persone è il motore che fa andare anche un'auto senza ruote.

JP ci vuole così: più attenti. Ed è inutile chiedergli soldi, anche se ne avrebbe per tutti. Mandategli idee, ma alla vecchia maniera: «Ho un sacco di aziende ormai: di attrezzatura per i cani, di produzione di film, di purificazione d'acqua. E sono tutte al massimo della tecnologia. Ma io non ho una mail e neppure un computer: se vuoi la mia attenzione spediscimi uno scritto di due paginette al massimo. E quando devo fare affari in giro per il mondo, ci vado personalmente. Gli esseri umani hanno bisogno di contatto. E le persone devono guardarsi negli occhi». Le persone hanno anche bisogno di amore, pace e felicità appunto, e lui è pronto ad offrircela: «Ma attenzione, questo non vuol dire che non si deve a dire la verità alla gente. Mi capita di dover licenziare qualcuno a volte, è dura. Eppure so che se io stesso non fossi stato licenziato da qualcuna delle aziende che ho girato, non avrei imparato niente. È come vendere qualcosa: se lo fai solo per i soldi sei solo un venditore; se lo fai sapendo che stai offrendo qualcosa di buono, stai anche dando un consiglio per prendere una decisione giusta». Sbagliando s'impara, in pratica. E sai quante volte nella vita ti girano le ruote. Poi però, prima o poi, il viaggio ricomincia.

Commenti

killkoms

Ven, 02/08/2019 - 18:54

un grande!