Elezioni politiche 2022

I piani dei primi 100 giorni. Grandi opere e giù le tasse

La Cgia: "Tra caro-energia e bonus servono 40 miliardi". Le sfide: cuneo fiscale e pensioni

I piani dei primi 100 giorni. Grandi opere e giù le tasse

Dall'emergenza energetica, alla difesa della crescita attraverso il taglio delle tasse fino al nodo delle pensioni. Per arrivare ai grandi dossier economici tra la vendita di Mps e la partita della rete unica. I primi cento giorni del prossimo governo saranno caratterizzati da sfide mai viste e, chiunque salirà a Palazzo Chigi, dovrà potersi avvalere di una squadra di governo con forti competenze finanziarie.

La misura dell'impegno richiesto la dà l'Ufficio studi della Cgia di Mestre, il quale ha calcolato che il nuovo governo dovrà trovare entro il prossimo 31 dicembre almeno 40 miliardi di euro, 5 dei quali per estendere fino a fine anno le misure contro il caro-energia, introdotti con il decreto Aiuti ter, e altri 35 per consentire, attraverso la prossima legge di bilancio, che alcuni provvedimenti introdotti da Mario Draghi non decadano con l'avvio del nuovo anno. Nel dettaglio, si parla di quasi 15 miliardi per rinnovare nel primo trimestre le misure contro il caro energia del decreto Aiuti ter; almeno 8,5 miliardi per indicizzare le pensioni; almeno 5 per il rinnovo del contratto del pubblico impiego; 4,5 per lo sconto contributivo del 2% dei dipendenti con reddito fino a 35mila euro; 2 di spese indifferibili. Considerando l'aumento dei tassi d'interesse (cosa che renderà più caro ricorrere a nuovo debito) e il rallentamento dell'economia in atto, con l'esecutivo che vede una crescita da zero virgola nel 2023, trovare risorse non sarà impresa di poco conto. Però se fare fronte all'emergenza energia è l'obiettivo numero uno, rimane pur sempre una mossa difensiva a cui, nei limiti del possibile, bisognerebbe affiancare una controffensiva per evitare i rischi della stagnazione economica.

Le risorse del Pnrr saranno un aiuto, ma è difficile che l'economia possa tornare a marciare a buon ritmo senza una riduzione della pressione fiscale (al 43,4% nel 2021 secondo le ultime stime Istat). Un taglio di cuneo fiscale e tasse potrebbe essere necessario per sostenere i consumi (aumentando i soldi in busta paga) e alleggerire il carico sulle imprese. Perché, non bisogna dimenticarlo, più crescita vuol dire anche più entrate fiscali per lo Stato. Non si potrà fare tutto subito, forse, ma è importante poter almeno fare qualcosa. Sviluppo e modernizzazione passeranno anche per le infrastrutture, come per esempio il progetto del centrodestra di costruire il ponte sullo Stretto di Messina.

Non bisogna poi dimenticare il nodo delle pensioni. Dal primo di gennaio del 2023, infatti, tornerà a pieno regime la legge Fornero, significa che andrà in scadenza Quota 102 e tornerà l'età pensionabile a 67 anni e 20 di contributi oppure 42 anni e dieci mesi di contribuzione a prescindere dall'età. Non sarà più possibile utilizzare Ape Sociale e Opzione Donna. A meno che non si voglia rimanere così, cosa che non è auspicata dalla gran parte delle forze politiche, si dovrà cercare di superare la Fornero o quanto meno pensare a qualche nuovo meccanismo di flessibilità per non bloccare il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

Ultimi, ma non per importanza, i grandi dossier aziendali. In primis, la partita di Telecom e della rete unica con Open Fiber: il nuovo governo dovrà decidere se affondare il colpo e dare attuazione all'accordo già sottoscritto, con lo scorporo della rete fissa attraverso Cdp, oppure battere altre strade. C'è poi la partita Monte Paschi che lancerà l'aumento di capitale da 2,5 miliardi entro metà ottobre. Bruxelles preme affinché il Tesoro esca da Mps in tempi brevi, quindi sarà necessario trovare un promesso sposo per la banca toscana.

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