I pirati dei centri sociali tornano in mare: ​la "Alex" in cerca di migranti

Dopo il questro della Mare Jonio, Mediterranea Saving Humans mette in mare un'altra barca: si dirigono verso la Sar libica per recuperare altri migranti

I pirati dei centri sociali tornano in mare: ​la "Alex" in cerca di migranti

I pirati dei centri sociali tornano in mare. Dopo il sequestro della Mare Jonio, bloccata al porto di Licata sulla stessa banchina a cui era attraccata la Sea Watch prima del dissequestro, la ong italiana "Mediterranea Saving Humans" è pronta a sfidare nuovamente il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Siamo partiti, torniamo in mare", annunciano con toni trionfalistici Luca Casarini e compagni mentre la loro barca di appoggio, la Alex, sta già navigando verso l'area Safe and rescue (Sar) della Libia. L'obiettivo (dichiarato) è andare a recuperare altri clandestini per portarli nei porti italiani tentando il blitz come Carola Rackete per mettere nuovamente in difficoltà il Viminale.

"Non è sequestrando una nave che si possono fermare Mediterranea e la sua missione". La sfida di "Mediterranea Saving Humans", l'ong nata nell'estate del 2018, quando Casarini ha radunato attorno a sé alcuni esponenti dei centri sociali veneti e dell'associazionismo rosso, torna a farsi sentire proprio mentre il governo è alle prese con il violentissimo attaccato di Sea Watch alla sovranità nazionale. Non è l'unica organizzazione non governativa ad aver ripreso il largo: subito dopo l'assalto della capitana, la nave "Alan Kurdi" della tedesca Sea Eye e la "Open Arms" dalla spagnola Proactiva Open Arms hanno infatti ripreso a pattugliare il Mar Mediterraneo alla ricerca di migranti da recuperare prima che vengano avvistati dalla Guardia costiera libica. Entrambe le imbarcazioni sono, infatti, ben visibili sul sito MarineTraffic e una di queste, la Open Arms, ha già intercettato un primo barcone con una quarantina di disperati a bordo.

L'assalto è, insomma, ripreso. Ed è, in un certo qual modo, la "vittoria" della Sea Watch che, con il suo ultimo blitz, è riuscita a sfondare (anche fisicamente) il blocco imposto dal Viminale. La comandante e l'equipaggio ne pagheranno le conseguenze (anche penali) ma nel frattempo i talebani sono tornati a solcare i nostri mari. La "Mediterranea Saving Humans" non può più contare sulla Mare Jonio né sui comandanti, che la dirigevano e che, proprio come la Rackete, ora sono indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sono così partiti con quella che fino a ieri era la loro barca di appoggio, la Alex. "Stiamo navigando per portare avanti la nostra missione", spiega la ong stessa che, oltre a "prestare il primo soccorso", si ripropone di "monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani in un mare che i governi europei hanno trasformato in un cimitero deserto". Un'azione politica, dunque, finanziata da Banca Etica, che per i centri sociali aveva aperto una prima linea di credito di 465mila euro, e dai buonisti che continuano a versargli soldi in beneficenza.

L'obiettivo della "Alex", che non è attrezzata per le operazioni di "search and rescue", è raggiungere la cosiddetta Sar libica e affiancare Open Arms e Sea Eye nelle operazioni di recupero. "È una zona controllata da milizie colluse coi trafficanti di esseri umani, legittimati dalle politiche italiane e dell'Unione europea", dicono. Ma la verità è un'altra. Perché, esattamente come la Sea Watch, se ne infischiano di riportare i clandestini nel porto sicuro più vicino (la Tunisia) e tirano dritto verso l'Italia. Per finanziare l'ennesima operazione buonista, l'ong italiana ha aperto sul proprio sito un nuovo crowdfunding che scadrà fra un paio di settimane. Ad oggi sono stati già raccolti 812.817 euro e 50 centesimi. Ma stare in mare costa. E Casarini continuerà a crcare fondi per finanziare la sua personale battaglia contro Salvini.

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