I politici e "l'immunità" su Twitter

Il social "banna" il portale che archiviava tutti i tweet cancellati dai politici

I politici e "l'immunità" su Twitter

Se le Camere fossero virtuali, se deputati e senatori votassero in rete, un po’ come fanno i pentastellati di Grillo con i loro referendum online, l’immunità “social” risulterebbe certamente uno dei disegni di legge più cliccati. In realtà, quando Twitter è riuscito ad annientare i poteri di Politwoops, un sito in grado di prelevare e custodire gelosamente i cinguettii dei politici, compresi quelli pubblicati per pochi minuti e rimossi in fretta e furia per via di contenuti inadeguati o granchi monumentali, i parlamentari hanno salvato la propria esenzione-web. Con tanto di sospiro sollievo.

A denunciare l’affronto da parte del social network californiano la Open State Foundation (Osf), piattaforma dalla quale si diramano i tentacoli di Politwoops, un vastissimo tramaglio di siti Internet sparsi in vari Paesi, Italia inclusa. In pratica, il 21 agosto scorso Twitter ha bloccato gli accessi alla Osf, tramite cui Politwoops e il gemello Diplotwoops acciuffavano e archiviavano i tweet cancellati da politici e diplomatici pentiti di aver scritto qualche carattere di troppo.

Secondo l’organizzazione “bannata”, si tratta di un grave atto di censura nei confronti di due portali che “venivano usati e citati da giornalisti di tutto il mondo come strumento di trasparenza”. Twitter sostiene invece di avere agito senza fare alcuna discriminazione tra politici e utenti comuni. Fatto sta che gli onorevoli uccellini possono continuare a cinguettare indisturbati. Se poi prendono un abbaglio, basta un clic per espiare ogni peccato.

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