I progressisti cercano casa, ma non c'è posto per tutti

Il Pd deve scegliere tra Conte e Renzi. Bettini apre al "centro" e Zingaretti converte i grillini

I progressisti cercano casa, ma non c'è posto per tutti

Il nuovo Ulivo non ha ancora un colore definito. È un cantiere. È una casa in costruzione, con ancora troppi punti interrogativi. Non si conoscono i confini e neppure i pilastri principali.

Se si parla con Enrico Letta o con Nicola Zingaretti il centro non può che essere l'abbraccio speciale con Giuseppe Conte. È lui la chiave di volta. Non i Cinque Stelle, non Luigi Di Maio e di certo non Beppe Grillo. Il fatto che l'avvocato pugliese sia anche il capo del movimento è solo un accessorio. Non è che i voti non contino, ma c'è la convinzione che l'ex capo di governo sia il valore aggiunto. Conte presidia il «centro» che guarda a sinistra. Conte non Renzi. Conte non Calenda. Conte non i moderati di Forza Italia. È lì che l'attuale segreteria del Pd ha fissato il confine della coalizione. Gli altri vengono trattati come satelliti.

Questo scenario non prende in considerazione la maggioranza Draghi. La citano, ma non la amano. Il loro schema di gioco è bipolare. C'è il centrodestra e c'è il centrosinistra. Questo non dipende più di tanto dalla futura legge elettorale, ma dal legame sentimentale con l'esperienza del Conte bis. Non è un caso allora che a sviolinare una serenata per Conte arrivi uno come Zingaretti. «Conte sta tentando una grande operazione politica nel rispetto delle radici, della storia del Movimento politico, di traghettarlo verso una stagione che permetta a quei valori, alleati con altri, anche di vincere».

Conte è l'artefice della metamorfosi grillina. Li ha normalizzati, svuotati e resi compatibili. I Cinque Stelle sono ora una succursale, o una sottomarca, della ditta Democratica. Lo svela in fondo anche Roberto Fico, presidente della Camera, che indica la strada che sta seguendo il Movimento e porta al Pd. «Abbiamo gli stessi valori».

Questo però non è l'unico scenario. C'è chi, nel partito di Letta, non vuole disperdere quello che sta accadendo con Draghi. Il progetto con i Cinque Stelle è vecchio, superato. È roba di un anno fa. C'è un fermento che non può essere ignorato. La sinistra deve dialogare con il nuovo Centro che si sta formando. L'orizzonte è quello indicato da Calenda, da Marcucci o da Brunetta quando parla di riunire le tre grandi famiglie europee: popolari, liberali e socialisti. Goffredo Bettini ieri ha definito illuminante e coraggiosa questa apertura.

L'idea, di fatto, è un fronte anti sovranista, con Salvini e Meloni come avversari da mettere all'angolo. Bettini, un tempo paladino del maggioritario, ora si è convertito al proporzionale. È la legge elettorale che, secondo lui, disegna l'universo ideale per gli anni che verranno. Il Pd come una sorta di Sole e con tanti pianeti che gli ruotano intorno.

Fuori dal sistema resterebbero gli «impresentabili». È così che il fattore K della prima repubblica viene sostituito con il fattore S, quello dei sovranisti, con un capitale di voti non idoneo per governare.

E Draghi? Draghi deve restare al suo posto, come garante dei destini italiani. La convinzione di molti è che ormai sia troppo importante per ritirarsi al Quirinale.

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