I segreti del semestre in bianco

Immaginate un trapezio sospeso nell'aria, in cui i protagonisti della politica tentano le acrobazie più spericolate confidando nella rete che li proteggerà dal rischio di rovinose cadute

I segreti del semestre in bianco

Immaginate un trapezio sospeso nell'aria, in cui i protagonisti della politica tentano le acrobazie più spericolate confidando nella rete che li proteggerà dal rischio di rovinose cadute. Il semestre bianco, che comincia oggi, è quella rete, perché in questo periodo si possono minacciare crisi, oppure le alleanze più incredibili senza subire alcuna conseguenza, visto che nei sei mesi che precedono l'elezione del nuovo capo dello Stato non è possibile andare a votare. Si tratta, però, di un mero esercizio muscolare, che produce scontri verbali e pochi fatti. Specie negli attuali frangenti.

La cronaca lo dimostra: Giuseppe Conte minaccia la crisi sulla riforma della giustizia, ma nel momento fatidico è pronto a innestare la retromarcia; Matteo Salvini, si può star sicuri, si comporterà allo stesso modo sull'immigrazione; e semmai a Enrico Letta venisse in mente di tentare qualche schiribizzo sul Monte dei Paschi di Siena, si può scommettere che l'epilogo sarebbe analogo. Insomma, chi si aspetta un ribaltone in questa fase è destinato ad andare in bianco.

La verità è che nessuno può permettersi di mandare a casa il governo quando il Paese ha una crescita economica tendenziale del 5,5% su base annua, superiore a quella degli altri Paesi europei. Sotto gli occhi vigili dell'Europa, una crisi di governo ora si trasformerebbe in un mezzo suicidio non solo per l'autore di una simile trovata, ma anche per il Paese, che rischierebbe davvero la bancarotta. Quindi le vere operazioni possono riguardare la corsa per il Quirinale e i possibili mutamenti che provocherà nella geografia politica del dopo-Covid (la scelta di Mattarella 7 anni fa archiviò il patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi).

Sull'argomento Colle ci sono due pregiudiziali da sciogliere. Innanzitutto l'ipotesi di una riconferma del recalcitrante Mattarella che, però, nasconde un'insidia per il Pd: se l'attuale capo dello Stato decidesse, in caso di rielezione, di dimettersi dopo due-tre anni, tenendo conto dei sondaggi sul prossimo voto politico, consegnerebbe la scelta del suo successore nelle mani del centrodestra. Poi, c'è l'opzione Draghi: inutile dire che il premier è più che interessato al Quirinale e ha dalla sua la motivazione non certo peregrina che dal Colle potrebbe svolgere il ruolo di garante con l'Europa per sette anni, cioè per l'intero periodo in cui dovrà essere realizzato il Pnrr. Draghi, però, per avere i voti di un Parlamento che non vuole andare a casa, deve assicurare a senatori e parlamentari un governo che duri fino al 2023: da qui nasce la suggestione di una nuova area politica che assecondi un simile disegno, «il partito di Draghi senza Draghi».

Se queste due ipotesi non si verificheranno, ogni candidatura sarà possibile. Da quella di Pier Ferdinando Casini che si muove nell'ombra, a quella di Marcello Pera tenuta in caldo da un pezzo di centrodestra. E, perché no, in uno scenario ipotetico, può esserci anche l'ipotesi Berlusconi: nell'anno dei referendum, l'approdo del Cav al Quirinale sarebbe il segno più tangibile che la stagione del giustizialismo è definitivamente chiusa.

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