Altro che affari con la mafia: l'investimento nella società che gestiva un ristorante a Roma è stato per Andrea Delmastro un non-affare che non ha prodotto un euro di utili, abbandonato con una perdita di 25mila euro appena il sottosegretario ha saputo che il padre della sua giovane socia era stato condannato come prestanome di un clan. Questa è la versione che l'esponente di Fratelli d'Italia si prepara a ribadire quando verrà sentito dalla Commissione parlamentare antimafia. Una convocazione che presentava sicuramente delle insidie, almeno fino a ieri pomeriggio, quando invece arriva la svolta: Giorgia Meloni, che finora era rimasta silente, esce allo scoperto con un'intervista a La7 in cui non solo prende le difese del suo collega di partito, che è stato solo "leggero", ma ipotizza apertamente l'esistenza di una "manina" dietro l'operazione mediatico-politica scattata contro Delmastro a ridosso del voto per il referendum. Il soccorso della premier arriva dopo una giornata in cui gli attacchi a Delmastro erano saliti ancora di tono. A segnarli soprattutto la pubblicazione sul Domani di una fotografia in cui il sottosegretario appare sorridente accanto a Mauro Caroccia nel ristorante sotto accusa, "Bisteccherie d'Italia", in via Tuscolana. Mauro è il padre di Miriam, la giovane socia di Delmastro, ed è attualmente in carcere a scontare 4 anni. Ma quella foto, fa sapere l'entourage Delmastro, è risalente a un epoca in cui Caroccia era incensurato, perché il sottosegretario da gennaio nel ristorante non ha più messo piede. E il 27 febbraio, sei giorni dopo l'arresto di Carroccio, ha ceduto per zero euro le sue quote della società. Questa è la spiegazione che Delmastro ha fatto avere al suo partito e a Palazzo Chigi. Ed è una spiegazione che la premier ha trovato convincente. Così ieri pomeriggio spiega che a preoccuparla più del ristorante del sottosegretario è la manovra messa in campo. La Meloni spiega di non avere parlato ancora con Delmastro, essendo appena tornata dal vertice del Consiglio d'Europa, ma che intende farlo a breve: "Ovviamente parlerò con Delmastro", dice. Aggiunge: "Però io guardo i fatti che conosciamo ora e che io conosco dalla stampa, non so da chi li conosca la stampa". Pensa a una manina? "Non lo so, non mi interessa, sono cose che a volte accadono, ma insomma anche qui eventualmente l'ho messo in conto". È un tema, quello delle manovre dello "Stato profondo" contro di lei e il suo governo, caro alla presidente del Consiglio. Ma stavolta, spiega, il risultato è modesto. "Se ci fosse una manina vorrebbe dire che questa è la cosa peggiore che si ha sul governo della Repubblica italiana? Questo fatto? Beh è interessante, perché il fatto di Delmastro che cosa dice? Dice che c'è un sottosegretario di Stato che acquista le quote di un ristorante con dei soci incensurati. E che quando scopre che non uno dei soci, ma il padre di uno dei soci ha problemi con la giustizia, vende quelle quote. Attenzione, non vende quelle quote quando la notizia esce sul giornale, vende le quote quando lo scopre. Questa è la cosa peggiore che si ha contro il governo italiano? Certo, abbiamo dei sottosegretari leggeri, Delmastro è stato leggero.
Da qui a dire che Delmastro è connivente con la criminalità organizzata quando è uno che sta sotto scorta per il lavoro che fa contro la criminalità organizzata e segnatamente sul carcere duro, secondo me ce ne passa. Ma se ci fosse stata una manina che dice oh gli ultimi giorni di campagna elettorale tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo col governo, gli italiani valuteranno".