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I "suoi" braccianti nel ghetto pugliese "È solo un business sulla nostra pelle. Chi sbaglia sparisce"

"Ci paga per essere nei video e per andare ai cortei con lui". E l’ex socio Sambarè chiede soldi per offrire "scoop" contro Aboubakar

I "suoi" braccianti nel ghetto pugliese "È solo un business sulla nostra pelle. Chi sbaglia sparisce"

Blindato il gran ghetto pugliese di Torretta Antonacci e adesso i braccianti si ribellano e non fanno più entrare nessuno nella baraccopoli. Queste sono le notizie che arrivano a Il Giornale da Foggia, nelle parole dell'associazione Anolf che gestisce la foresteria.

Una vera guerra tra clan, quella che si è infuocata dopo le notizie sull'onorevole Aboubakar Soumahoro. Se la questione delle coop di Latina riguarda - come lui stesso ammette - la famiglia, la realtà pugliese lo vede invece protagonista. «Aboubakar l'ho visto qui tre o quattro volte - ci racconta un bracciante - Ogni volta che arriva, veniamo tutti avvertiti dai suoi uomini che ci dicono come dobbiamo comportarci e cosa dobbiamo dire nei video», prosegue. «Ci paga per essere nei video, come ci paga per portarci alle manifestazioni a Roma. Tante chiacchiere ma è solo uno show», conclude il bracciante.

Ma non è il solo: il coro che sentiamo con le nostre orecchie a Torretta Antonacci è sempre lo stesso. «Solo business sulla nostra pelle, ma qui i suoi uomini comandano e chi sbaglia sparisce», ci racconta un altro all'interno del suo container.

A farsi avanti, esponendosi molto, è proprio l'ex socio Sambarè Soumalia che - se per anni è stato zitto sulla situazione e non ha portato avanti la querela nei confronti di Soumahoro, come ci riferisce il suo legale - negli ultimi giorni le confessioni sono state molte e molto confuse.

Il tema sono i finanziamenti della campagna «Cibo e diritti», quei 250mila euro che non si sa dove siano finiti ma che, solo oggi, l'ex socio rivendica. A parlare con i giornalisti è sempre lui, Sambarè, chiedendo in cambio denaro - almeno, a noi è successo così - per «dare tutti gli scoop possibili su Soumahoro», ci ha detto ancora il suo legale di Foggia, anche se abbiamo rifiutato l'offerta. Sambarè, ormai in prima pagina ovunque, racconta ai giornalisti di aver chiesto a Soumahoro di poter usare una somma in favore degli abitanti del ghetto e che Soumahoro fu d'accordo ad aprire un conto per poi accusare la Lega Braccianti di voler fregare i soldi.

Se è vero che al ghetto non è arrivato niente di quei 250mila euro, se non «un po' di latte e riso», ci raccontano a Torretta Braccianti, come è vero che gli interventi promessi dal deputato in quel luogo non ci sono stati - come abbiamo potuto vedere - è vero anche che le testimonianze di chi si spacca la schiena nei campi ogni giorno riguardano anche lo stesso Sambarè.

«Sambarè Soumalia è il peggiore di tutti. Ha fatto tanto male qui nel ghetto», ci dice spaventato un ragazzo che preferisce non farsi riprendere in viso. Ma non è il solo. «Anche Sambarè ed Alpha, insieme agli uomini di Soumahoro, ci chiedono soldi per farci lavorare: sono i caporali del ghetto».

E anche sulla questione soldi, qualcosa non torna: «Soumahoro ha aperto un conto per gli ex soci, gli ha dato 10mila euro ciascuno - Alpha, Mamadoue e Sambarè - per non farli parlare e si sono spartiti così il denaro», commenta un veterano del ghetto di Torretta Antonacci che vive lì da più di 25 anni.

Adesso che la bomba è esplosa, tutti cercano di rivendicare un passato fatto di omertà che, da quanto abbiamo visto sul posto, non riguarda solo i braccianti ma anche le istituzioni. Di chi è la competenza di tutto ciò? Lo abbiamo chiesto alle pattuglie presenti all'inizio della strada che conduce al ghetto, agenti che si tengono ben lontani dal degrado tanto da chiedersi quale sia il loro ruolo. «Non lo sappiamo», ci hanno risposto. Un regno di nessuno che, oggi come ieri, è lo scenario di affari illeciti ma in cui tutti sembrano spaventati per intervenire concretamente.

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