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"I suoi valori? È un estremista. Il centrodestra si muove nella direzione opposta"

La segretaria di Noi moderati Mara Carfagna: "La nostra sfida è riconquistare i moderati che ora si astengono"

"I suoi valori? È un estremista. Il centrodestra si muove nella direzione opposta"
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Onorevole Mara Carfagna (segretaria di Noi Moderati), la nuova formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, vota prima il sì alla fiducia al governo, per poi scegliere il no al decreto Ucraina. Qual è oggi, secondo lei, il confine politico e valoriale oltre il quale una forza non può far parte della coalizione?

"Guardi, la posizione di Roberto Vannacci risulta estranea ai valori in cui personalmente ho sempre creduto, e non da oggi ma fin dall'inizio, da quel primo libro in cui legittimava atteggiamenti discriminatori e misogini. È lui, e non noi, a doversi porre il problema dei confini della coalizione, che sono molto chiari: europeismo, solidarietà con l'alleanza occidentale, rispetto della Costituzione, del diritto internazionale, attenzione ai diritti dei popoli, ai diritti umani, alla libertà e all'uguaglianza delle persone".

C'è chi sostiene che il centrodestra debba aprirsi a posizioni più radicali, purché restino dentro l'alveo della maggioranza. Cosa ne pensa?

"La grande sfida del centrodestra è in direzione opposta: riconquistare i molti elettori moderati che si sono rifugiati nell'astensionismo e fare della prossima legislatura un grande laboratorio di riforme e innovazione. Tutto ciò che avvantaggia questo tentativo è un bene, tutto ciò che lo danneggia è negativo".

Teme lo spostamento dell'asse politico del centrodestra su posizioni meno moderate?

"No, affatto, e ne abbiamo la riprova proprio in queste ore sulla scena europea. L'ottimo dialogo che Giorgia Meloni ha aperto con i popolari tedeschi, e in particolare con il cancelliere Merz, rende chiara la solida collocazione dell'Italia a fianco delle forze della responsabilità e dell'europeismo".

Lei ha parlato di "dovere morale" nel sostenere Kiev. Come si tiene insieme il sostegno militare all'Ucraina e la spinta diplomatica verso una soluzione negoziale?

"Il sostegno militare è quello che ha consentito la spinta diplomatica. Senza sostegno all'Ucraina, Kiev sarebbe capitolata nel primo anno di guerra e oggi staremmo parlando, magari, di un'offensiva russa contro i Paesi baltici: le mire espansionistiche di Mosca non sono certo un'invenzione".

Una parte della maggioranza in passato ha espresso perplessità sul posizionamento dell'esecutivo sull'Ucraina. Ritiene che oggi la linea del governo sia definitivamente chiarita e condivisa da tutti?

"Il voto di fiducia di due giorni fa è stato un atto di chiarimento definitivo, e bene ha fatto il governo a richiederlo. Le forze, anche extra-nazionali, che si illudevano sulla fragilità dell'Italia e la vedevano come possibile anello debole del sostegno all'Ucraina e, in generale, del fronte occidentale, hanno avuto la dimostrazione della fermezza del governo".

Il governo rivendica di aver tenuto i conti pubblici sotto controllo in un contesto internazionale instabile. Adesso arrivano segnali importanti anche sul fronte del potere d'acquisto. Il 2026 può essere un anno importante sul fronte della crescita economica?

"Nessuno nega le difficoltà di famiglie e imprese e tutti conoscono la fatica con cui il governo ha dovuto gestire le risorse in tre anni di grandi crisi internazionali, con la preoccupazione aggiuntiva di una procedura di infrazione che obbligava al massimo rigore.

Ma credo che quest'anno la responsabilità comincerà a pagare: usciti da quella procedura, potremo gestire i conti pubblici con minori vincoli e muoverci con maggiore libertà per sostenere la ripresa e i redditi degli italiani".

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