I testimoni: almeno 7 colpi di fucile L'attentatore ancora ricercato: è in fuga. Le persone in centro città restano barricate dentro locali e ristoranti. Macron sospende la cena di Stato, Castaner inviato in città

Francesco De Remigis

Parigi L'orrore del terrorismo torna a sconvolgere una Francia già divisa a metà dai sondaggi e dalla crisi sociale. Sei, sette colpi di fucile. Improvvisi e destabilizzanti. É un altro attacco nel mese del Natale, della felicità, spezzata pochi minuti prima delle 20 di ieri sera. Un uomo a piedi che spara nel pieno dei mercatini della città, semina il panico, fugge, la la città che viene blindata. Il sindaco chiede di non uscire di casa. I pub vengono cinturati dalla polizia, non si può uscire per ore. «Fatti gravi», scrive la prefettura con la polizia che parla subito di attacco molto probabilmente di matrice terroristica. Almeno due morti e 11 feriti in quello che si può considerare il cuore francese nel periodo natalizio ma anche europeo.

Scattano i controlli al confine franco-tedesco, il ponte sul fiume Reno diventa una frontiera improvvisamente tornata severa. Auto fermate, persone perquisite. Il killer è ancora in fuga e potrebbe essere un nuovo caso Salah Abdeslam, l'ottavo uomo del commando che sconvolse Parigi con gli attentati prima di sconfinare in Belgio diventando il ricercato numero uno dell'Interpol. Strasburgo improvvisamente non è più la città del Natale ma quella della morte e del sangue. Subito le voci di attacchi concentrici si rincorrono nella città, il presidente francese Macron abbandona la cena di Stato all'Eliseo per seguire la situazione. L'allerta è generale, come pure la confusione perché in quell'area pedonale non era pensabile subire un attacco, visti i controlli. Strasburgo ospita infatti anche la sede del Parlamento europeo. Centinaia i dipendenti di diverse nazionalità, europarlamentari, presenti anche ieri sera nell'edificio proprio mentre le autorità chiedevano su Twitter, spiegavano in radio e tv che non bisognava uscire per nessun motivo. Altri erano nei pub: «Siamo chiuse qui, la polizia non ci fa uscire», racconta sui social una portavoce.

Immediatamente evacuato e cinturato dalle autorità l'Europarlamento, perché all'ora dell'attacco erano ancora in agenda alcune sessioni. Il presidente dell'emiciclo Antonio Tajani, dal palazzo, ribatte così: «Questo Parlamento non si fa intimidire, attacco al cuore delle istituzioni dell'Unione». Il ministro dell'Interno francese Cristophe Castaner segue attimo per attimo lo svolgersi e in meno di ore raggiunge Strasburgo: «Evento grave». Ma intanto, per minuti e minuti, l'unica cosa che si rincorre in città sono le grida provenienti dalle finestre. Scatta il cosiddetto «piano bianco» di emergenza. Arrivano i medici per curare i feriti. E le piazzole che compongono il centro, quel semicerchio dedicato al mercatino, si è riempie di polizia antisommossa e di corpi che scappano in più direzioni. É il cosiddetto lockdown, il blocco. Non entra e non esce nessuno. Delegazioni al sicuro nel palazzo, nei bar e nei ristoranti e killer in fuga. Il vicesindaco Alain Fontanel denuncia notizie contraddittorie che si rincorrono. Troppo caos.

L'autore degli spari viene identificato solo dopo un'ora e quaranta di panico, ma la ricerca continua: è un uomo radicalizzato islamico e schedato come terrorista. Era noto e schedato con la Fiche S, quella che individua un soggetto potenzialmente pericoloso per la République. Centro transennato per oltre duecento metri mentre le diverse piccole piazze che costituiscono la scenografia del mercato di Natale diventano il set di un altro film dell'orrore a pochi chilometri dal confine tedesco. Il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini commenta a caldo: «É vietato dire che i terroristi islamici sono terroristi islamici?». Due anni fa furono 12 i morti e 56 i feriti nell'attentato che colpì Berlino e i suoi mercatini. Lì il terrore agì con un mezzo pesante. Qui, secondo le prime informazioni, l'uomo era a piedi. E, forse, neppure da solo. Quel che è certo è che in passato era rimasto ferito in un'operazione dei militari francesi.

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