
Una lista di consiglieri comunali di maggioranza contrari alla linea del sindaco Beppe Sala sulla cessione (e demolizione) di San Siro. Che quindi devono essere ostacolati nel loro attivismo per salvare il vecchio Meazza. Dalle chat agli atti dell'inchiesta sull'urbanistica milanese spuntano nomi e conversazioni che dimostrano quanto sia incerta la partita politica su San Siro, quanto la stessa maggioranza sia frammentata e quanto grosso Sala rischi.
Gli indagati si allarmano per quei politici che insistono "a chiedere accesso" ad "atti" e "pratiche" edilizie, come Carlo Monguzzi (Verdi) o Enrico Fedrighini (gruppo Misto) che "ha chiesto documenti stadio", scrive la dirigente comunale Simona Collarini ad agosto 2022. L'ormai ex assessore Giancarlo Tancredi suggerisce come sabotare gli oppositori: "Cerchiamo di non darglieli (gli atti, ndr) perché consegnati in via informale?". Il lungo scambio di messaggi in cui gli indagati "schedano" i pro Meazza è depositato nel fascicolo dell'inchiesta. Tancredi, Collarini e il dg Malangone raccolgono le posizioni dei contrari, sia nel centrosinistra che governa la città sia nell'opposizione, per capire come replicare. Compare quindi Fedrighini, eletto con la Lista Sala ma tra i più critici sulla cessione ai club e su un progetto che ieri a Lapresse definisce "insostenibile" dal punto di vista ambientale. È lui a pretendere "centralità" del Consiglio nella scelta se abbattere o ristrutturare San Siro, uno studio sui "costi", sulla possibilità di "giocare" durante i lavori e un "piano della mobilità" per capire i reali "impatti sul quartiere".
Nella chat compare il nome di Alessandro Giungi (Pd), contrario a vendita e abbattimento del Meazza di cui, dice, "non è stata valutata la rifunzionalizzazione". Il consigliere chiede garanzie sul prezzo del biglietto che "deve restare popolare-No posti Vip", annota Malangone, riferendosi alle sue richieste. Rosario Pantaleo (Pd), eletto con i voti della zona Baggio-San Siro, è pragmatico: il Meazza ha un valore "storico" e "sentimentale" ma soprattutto "economico". Quindi "prima me lo paghi e poi caso mai lo demolisci". Si domanda il consigliere: "Che senso ha la parte commerciale?", che le squadre vogliono realizzare, e perché "a distanza di 30 anni" dai Mondiali di Italia '90 "si dice che il terzo anello non serve e va abbattuto. Non facciamo gli errori del passato" anche in relazione alle "polveri sottili e sottilissime" della demolizione. Così ieri le reazioni. Monguzzi: "Dalle chat emergono comportamenti inquietanti, grotteschi e ridicoli, ma gravissimi; tentativi di occultare le informazioni, liste di consiglieri cattivi come se ci fosse ancora il muro di Berlino". E Giungi: "È inaccettabile" e "grave", perché "se vengono negati dei documenti ai consiglieri comunali, che hanno pieno e totale diritto di accesso agli atti, si produce una lesione della loro capacità di scelta e determinazione". Ma gli indagati si preoccupano pure delle mosse dell'opposizione. Ecco Enrico Marcora (eletto con la Lista Sala, ora Fdi), che accusa di "fallimento" il "dibattito pubblico" per le poche presenze e l'assenza dei "tifosi", i "veri proprietari di San Siro". Anche lui vuole uno "stadio popolare" e si chiede "quanto sono affidabili e bancabili le squadre?". Suggerisce inoltre di prestare attenzione alla questione "vincolo" sollevata da "Sgarbi", all'epoca sottosegretario al ministero della Cultura. E il leghista Samuele Piscina, che invece è "favorevole", ma "mantenendo qualcosa di San Siro", e preoccupato dal "traffico" e della "efficacia della Ztl": si rischia "congestione indotta nelle aree limitrofe allo stadio". Sempre su San Siro nasce una inedita alleanza.
L'area antagonista milanese infatti annuncia che al corteo del 6 settembre contro lo sgombero del Leoncavallo parteciperà anche in difesa dello stadio. L'appello sui social recita: "Basta sgomberi, basta speculazioni edilizie".