"I veti degli alleati dannosi per il centrodestra"

L'azzurra: "Forza Italia resta nella coalizione, abbiamo sempre fatto scelte di campo"

"I veti degli alleati dannosi per il centrodestra"

Sulla difficile stagione del centrodestra abbiamo sentito la vicepresidente dei senatori azzurri Licia Ronzulli.

Si ricomincia da Forza Italia. Silvio Berlusconi ritiene prioritario rafforzare il partito in vista dell'ultimo anno di legislatura. Come vi muoverete?

«Abbiamo un grande partito che ha fatto la storia di questo Paese e che, grazie innanzitutto al suo leader, Silvio Berlusconi, è stato decisivo e centrale nel far nascere il governo di emergenza nazionale guidato da Mario Draghi e, soltanto una settimana fa, nella complicata partita per individuare il miglior presidente della Repubblica che potesse guidare l'Italia in questi anni del tutto eccezionali. Partiamo da questi successi per dargli ancora più forza, per prepararci alle prossime sfide elettorali. Lo facciamo coinvolgendo innanzitutto quelli che la pensano come noi, movimenti che in Italia si rifanno ai programmi del partito popolare europeo».

Molti pensano che il centrodestra avrebbe dovuto rimanere più coeso durante le consultazioni per il Quirinale. E attribuiscono a Salvini alcune leggerezze nelle trattative. È uno sbaglio del leghista o della coalizione?

«Sono stati commessi errori evidenti da parte dei principali partiti del centrodestra. Quando si ragiona perdendo di vista l'importanza dell'unità, i risultati non arrivano mai. Noi siamo stati chiari: una personalità politica al Colle era un'esigenza irrinunciabile, non potevamo consegnare il Paese alla tecnocrazia. Qualcuno, ha preferito dire no a ogni proposta in tal senso e, nonostante ami riempirsi la bocca con il popolo sovrano, ha avanzato solo nomi di tecnici la cui elezione avrebbe rappresentato una sconfitta per la politica».

Il direttore Minzolini nell'editoriale di lunedì esortava a togliere il trattino tra le parole destra e centro per dare alla «galassia centrista» maggior margine di manovra. Ritiene sia un consiglio prezioso?

«Silvio Berlusconi ci ha insegnato che il centro da solo è irrilevante e la storia lo ha certificato. Interpretare valori tipicamente moderati, quali l'europeismo (quello solidale originariamente immaginato dai padri fondatori dell'Unione), l'atlantismo, il riformismo, il garantismo e il cattolicesimo, come fa Forza Italia nel centrodestra nel solco della tradizione della grande famiglia dei popolari europei, non significa doversi necessariamente porre fuori degli schieramenti e nel caso specifico dal centrodestra. Forse sarebbe più comodo stare a cavallo, un po' di qui, un po' di lì. Ma non dimentichiamo le nostre origini, abbiamo sempre fatto scelte di campo».

Intanto la Meloni si mostra indignata e certifica la morte della coalizione di centrodestra.

«Il centrodestra esiste, è la coalizione in cui si riconosce la maggioranza degli italiani, non è né morta e tantomeno necessità di essere rifondata. Piuttosto, bisogna tornare alle origini, a quello spirito unitario che ha sempre prevalso da quando Silvio Berlusconi l'ha ideata, più di 25 anni fa».

Replicando alle critiche sulla gestione delle trattative per il Quirinale, lei ha commentato: «Non si può andare avanti a strappi e diktat in una coalizione». Su quali basi allora si potrebbe reggere il patto con gli alleati?

«La coalizione è come un organismo: per vivere necessita di confronto, dibattito e collaborazione. Serve la stessa generosità sempre avuta da Silvio Berlusconi, che oggi non è ricambiata. I continui no, i veti e le fughe in avanti in solitaria sono dannosi. La gara interna alla coalizione a chi prende più consensi non può diventare, come sta facendo, un ostacolo al successo del centrodestra».

Fratelli d'Italia dall'opposizione ha anche archiviato il gentlemen agreement con gli alleati definendo gravi le responsabilità di questo governo sulla crisi economica degli italiani.

«Stare all'opposizione è più facile che governare. Ma rivendico con orgoglio che la risposta alla pandemia e alla crisi economica e sociale che ne è seguita è stata eccezionale e molto altro ancora si farà con il Pnrr. Detto questo, non staremo di certo a guardare, proprio come accaduto finora continueremo a essere sentinella e pungolo di un governo la cui azione deve essere ancora più rapida ed efficace».

In Liguria ci sono attriti tra il gruppo di Toti e la Lega, effetto della crisi provata dalle consultazioni per il Quirinale. Secondo lei sono a rischio le alleanze nei territori dove il centrodestra governa?

«E perché mai? La scelta del presidente della Repubblica non può ricadere sui cittadini liguri, lombardi, calabresi e così via che beneficiano del buon governo di centrodestra che dà prova di efficacia e di una eccellente capacità di gestione, ovunque e a qualsiasi livello territoriale amministra, dalle città alle regioni. E lo stesso mi aspetto per quanto riguarda i rapporti politici nei territori le razzie non saranno più tollerate».

Il Pd e i grillini ora rilanciano il voto proporzionale e chiedono un giro di vite sui cambi di casacca in Parlamento.

«I cambi di casacca sono una pratica che svilisce la politica, non hanno niente a che vedere con la democrazia. Siamo a favore, non da oggi, di un regolamento che li vieti. Per quanto riguarda la legge proporzionale, Berlusconi è stato l'artefice del maggioritario e del bipolarismo, li considera una conquista sua e del paese che ne ha guadagnato in stabilità e, quindi, continuità nell'azione di governo. Ad ogni modo, come sempre, siamo pronti ad ascoltare chi volesse un confronto su una delle regole principali della democrazia».

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