I voli dei Predator già controllano i movimenti a terra. Sei navi per il blocco

Saranno impiegati aerei, elicotteri e i droni dell'Aeronautica. Almeno 500 uomini avranno il compito di respingere indietro le carrette del mare

I voli dei Predator  già controllano i movimenti a terra. Sei navi per il blocco

Fermare i trafficanti di esseri umani si poteva già da diversi anni. La prova sta nel fatto che, dall'inizio della missione «Mare Nostrum», l'Italia ha utilizzato i Predator dell'Aeronautica militare per sorvolare le coste a Nord della Libia. Dai filmati registrati dagli aerei a pilotaggio remoto, si vedono chiaramente e in più occasioni, le lunghe code di migranti attraversare il deserto fino alle coste del Nord Africa. Si possono individuare in maniera nitida i punti di aggregazione e quelli di detenzione degli immigrati che diventano carne da macello da mettere sui barconi. L'analisi ha fatto rilevare anche i volti dei trafficanti di uomini e degli scafisti.

Insomma, i mezzi per fermare questa ondata di invasione li abbiamo da sempre, come abbiamo da sempre le informazioni necessarie a operare. Che cosa è mancato? Semplicemente i dovuti accordi con la Libia, la volontà e l'azione politica. A causa di nazionalismi ed europeismi si è continuato a parlare a vanvera per anni, cercando una soluzione che avevamo già in mano. L'Aeronautica ha a disposizione, infatti, una dozzina di Predator. Almeno sette di questi, a turno, partono generalmente dalla base di Sigonella, anche se sono presenti anche ad Amendola, proprio per il controllo migranti. A questi sistemi si aggiunge la parte satellitare con Cosmo-SkyMed, che fornisce i movimenti dettagliati nella zona libica e il sistema satellitare militare Helios dei francesi, che ci mette a disposizione altre informazioni.

Non dimentichiamoci che abbiamo l'intelligence migliore al mondo e che tutti questi dati sono stati studiati ed elaborati per un lungo periodo. Tutto questo finché, dopo innumerevoli perdite di tempo, il ministro Marco Minniti non ha deciso di passare all'azione. Il primo passo di questo blocco navale, richiesto dal primo ministro libico Fayez al - Serraj partirà proprio dalle informazioni rilevate fino a oggi dai velivoli a pilotaggio remoto che l'Am, una forza armata spesso sottovalutata, sa gestire con estrema professionalità. Dopodiché si passerà al blocco navale vero e proprio, con sei navi, di cui una al comando, che serviranno per il pattugliamento delle acque libiche e il supporto alla guardia costiera di quel Paese. Saranno impiegati anche aerei, elicotteri e, nuovamente, i droni dell'Aeronautica. Oltre a 500 uomini che avranno il compito di respingere indietro le carrette del mare, vanificando, così, anche l'operato delle Ong, che molto hanno fatto perché si andasse nella direzione opposta.

E quando i respingimenti saranno un dato di fatto, si passerà, con ogni potabilità, all'azione di terra.

Con le informazioni a disposizione si potranno individuare i trafficanti di uomini, che alla fine sono gli stessi che, attraverso il Mediterraneo, importano anche droga, tabacco e prostitute. Insomma, finalmente, dopo anni di immobilismo, si entra nel vivo della lotta all'immigrazione incontrollata. Sperando che sia davvero la volta buona.

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