I voti-burla e il tempo dei pagliacci

​Giovanni Rana, Enrico Ruggeri, Nino Frassica, De Sica, Alberto Angela, Amadeus, Al Bano, Antonio Razzi, Mauro Corona. E sono solo alcuni dei tanti

I voti-burla e il tempo dei pagliacci

Giovanni Rana, Enrico Ruggeri, Nino Frassica, De Sica (non si sa quale, ed essendo una stirpe è difficile capirlo), Alberto Angela (in questo caso siamo sicuri, ma onore anche al padre, ingiustamente trascurato), Amadeus (temiamo non si tratti di Mozart), Al Bano, Antonio Razzi, Mauro Corona. E sono solo alcuni dei tanti. Cos'hanno in comune tutti questi personaggi? La risposta normale sarebbe questa: sono, a vario titolo, dei vip; nomi di spicco dell'imprenditoria, della musica, del cinema, della cultura o della televisione. Risposta normale in un Paese normale. Dunque risposta errata. Sono alcuni - solo alcuni perché la lista completa è decisamente più lunga - dei nomi che i nostri parlamentari, ieri, hanno votato come Presidente della Repubblica. Tutti personaggi rispettabilissimi, alcuni persino più credibili e rappresentativi dei vari «signor nessuno» che hanno fatto capolino nei vari retroscena giornalistici. Ma non confondiamo il veglione di Capodanno e il trenino in diretta tv con il discorso del Presidente a reti unificate: nonostante tutti i vani tentativi della politica di autodelegittimazione, l'elezione del capo dello Stato rimane una cosa seria. La scheda con la quale i «grandi» elettori votano non è un meme come quelli che i «piccoli» cittadini usano per candidare Rocco Siffredi o Topolino al Quirinale nei loro post su Facebook.

Beh, è sempre successo - obietterà qualcuno - in ogni elezione presidenziale qualche burlone si è divertito a scarabocchiare un nome impossibile. Vero, ma ogni cosa ha il suo tempo e questo non è esattamente quello dei pagliacci. O, per lo meno, non dovrebbe esserlo. E non c'è nulla di peggio di un comico che non riesce più a fare ridere, di una battuta che viene accolta dal silenzio imbarazzato della sala. Questo ora è l'effetto dei voti beffa. Non è una questione di moralismo, che da queste parti non ha mai albergato, ma piuttosto di pragmatismo.

Le ferite del nostro Paese non si sono ancora cicatrizzate, la pandemia rallenta ma continua a fare paura, l'economia è claudicante e dall'est soffiano venti di guerra che preoccupano tutta l'Unione Europea. Ma i nostri parlamentari hanno, evidentemente, del gran tempo da perdere. Loro sì, l'Italia no. E mai come in questo caso si tratteggia chiaramente la distinzione tra Paese reale e Paese virtuale. Tra chi lavora e chi si balocca. Ci sono decine di milioni di cittadini incollati a televisori e pc nel tentativo di seguire un'elezione tanto importante quanto complessa, sempre più simile a un rebus del quale si è persa la soluzione. Cittadini che non meritano lo spettacolo dei politici che si spernacchiano da soli.

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