Imbarazzo nel Pd ligure: il portavoce della Paita ospitato da Casapound

Il braccio destro della candidata governatore è finito nel mirino della sinistra del partito anche per alcune frasi sul terrorismo: "I colpevoli vanno eliminati, non arrestati"

Il portavoce di Raffaella Paita, Simone Regazzoni
Il portavoce di Raffaella Paita, Simone Regazzoni

Nel Pd ligure l'imbarazzo è palpabile. E non solo per l'ennesima polemica legata a presunte irregolarità nelle primarie per il candidato governatore. Questa volta la questione è a destra. Molto più a destra.

Nel mirino delle critiche della base del partito è finito Simone Regazzoni, portavoce della vincitrice delle tanto contestate primarie, Raffaella Paita. Il motivo? Un imperdonabile precedente: Regazzoni ha presentato un suo libro presso la sede di CasaPound Italia a Roma, e anche in streaming su Radio Bandiera Nera. L'episodio "incriminato" risale al 14 dicembre 2013, quando CasaPound annunciava su Facebook la presentazione del libro di Regazzoni "Sfortunato il Paese che non ha eroi", con tanto di foto di Bruce Willis in bella vista sulla locandina dell'evento.

Apriti cielo. Immediata la levata di scudi dentro e a sinistra del Pd, dove sono furibondi anche per alcune frasi di Regazzoni sul terrorismo. Al portavoce della Paita sono rimproverati alcuni vecchi commenti in cui afferma che i terroristi vanno "eliminati, non certo arrestati" ed esprime ammirazione per gli Usa che i terroristi li trattavano da nemici, senza i "guanti del diritto penale". Per Repubblica gli ambienti Pd antipaitiani lo avrebbero addirittura ribattezzato un "fascio-cowboy".

Regazzoni però non si occupa solo di politica: docente di estetica presso l'Università di Pavia, ha studiato filosofia a Genova e a Parigi e ha pubblicato diversi volumi sui temi dell'etica e della filosofia politica. Da buon filosofo, non si è mai fatto problema a dialogare con chiunque, a partire da CasaPound.

Perché, come spiega al Secolo XIX, è a Casa Pound "come altri filosofi e politici di sinistra da Giorello a Paola Concia per un confronto pubblico da posizioni opposte. Ci sono andato come allo Zapata o nel carcere di Marassi quando invitato". Resta da vedere se questa spiegazione basterà ai soloni della sinistra.

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