Impeachment a fine corsa. Ora Trump vede l'assoluzione

Repubblicani compatti nel negare nuovi testimoni. La maggioranza ha i voti per bloccare il procedimento

Impeachment a fine corsa. Ora Trump vede l'assoluzione

New York Donald Trump è sempre più vicino all'assoluzione congressuale, e già nelle prossime ore potrebbe avere la strada spianata per far calare il sipario sul processo di impeachment nei suoi confronti. I democratici hanno tentato sino all'ultimo di incassare il sostegno di alcuni senatori repubblicani «dissidenti», in modo da avere i numeri per approvare l'ammissione di nuovi testimoni.

A far infrangere le speranze del partito dell'Asinello sono stati Lamar Alexander e Lisa Murkowski. Il primo era uno dei pochi senatori del Grand Old Party che sembrava poter votare a favore dell'ammissione di altri testi. Giovedì sera, però, ha annunciato il suo «no», accorciando la strada alla possibile (probabile) assoluzione del tycoon. Alexander ha detto di ritenere che Trump sia colpevole, ma solo di «azioni inappropriate», che non giustificano la sua rimozione. Incerta sino all'ultimo è stata poi la posizione della moderata Murkowski, che alla fine ha deciso di votare anche lei contro. «Un processo senza testimoni e documenti renderebbe insignificante qualsiasi assoluzione del presidente», ha tuonato il leader della minoranza dem in Senato, Chuck Schumer: «I repubblicani hanno la scelta tra cercare la verità e nasconderla, tra un processo equo e una farsa».

Al suo partito servivano quattro voti repubblicani per introdurre nuovi testimoni, ma solo Susan Collins del Maine e il collega dello Utah Mitt Romney hanno fatto sapere di sostenere la richiesta. I democratici hanno fatto di tutto pur di ottenere il via libera: Adam Schiff, il deputato alla guida del team dei sette procuratori dell'accusa, ha anche proposto di limitare le eventuali deposizioni nell'arco di una settimana, in modo da aggirare i timori di uno slittamento prolungato del procedimento avanzate dai repubblicani. Il loro interesse, infatti, era soprattutto quello di ascoltare l'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

Secondo le anticipazioni di un suo libro in uscita, il presidente gli avrebbe detto personalmente che gli aiuti militari degli Usa all'Ucraina erano legati alle indagini che Kiev avrebbe dovuto fare sul suo rivale Joe Biden e il figlio Hunter. Inoltre, stando alle nuove rivelazioni del manoscritto diffuse dal New York Times, oltre due mesi prima di chiedere al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indagare i Biden, Trump ordinò a Bolton di aiutarlo a fare pressioni su Kiev in una riunione nello Studio Ovale a cui parteciparono il capo di gabinetto Mick Mulvaney, il suo avvocato personale Rudy Giuliani e l'avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone, che guida il team difensivo nel processo di impeachment. Era l'inizio di maggio e The Donald avrebbe chiesto all'allora consigliere di chiamare Zelensky per assicurarsi che si incontrasse con Giuliani per discutere dell'inchiesta, telefonata che lui non avrebbe effettuato. Trump, tuttavia, ha detto di non aver «mai incaricato Bolton di organizzare l'incontro tra Giuliani, uno dei maggiori nemici della corruzione, e Zelensky». Ora, bocciata la richiesta di nuovi testi, per ritardare il voto finale sui due articoli dell'impeachment contro il presidente - abuso di potere e ostruzione del Congresso - i dem hanno intenzione di introdurre varie mozioni procedurali. Secondo alcune fonti repubblicane, però, l'attesa assoluzione del Commander in Chief potrebbe non arrivare prima della prossima settimana, dopo le primarie in Iowa di lunedì e il suo discorso sullo Stato dell'Unione, martedì. Il team dell'accusa e la Casa Bianca, hanno fatto sapere, vogliono più tempo per le arringhe finali. Si è anche parlato della possibilità che il Senato adotti una nuova risoluzione procedurale che stabilisca le regole per la fine del processo, come avvenuto a metà del procedimento di impeachment contro Bill Clinton. E in questo caso, il verdetto conclusivo potrebbe essere rinviato sino a mercoledì.