Imprenditori francesi si "comprano" gli scavi di Pompei

Il commissario Ue al «Giornale»: «I privati sono una risorsa». I sindacati: «Vergogna»

Imprenditori francesi si "comprano" gli scavi di Pompei

Corsi e ricorsi storici. I francesi, dopo i fasti dell'era Napoleonica tornano a «dominare» Pompei. Una cordata di imprenditori francesi finanzierà - come anticipato ieri dal Mattino di Napoli - un progetto che andrà avanti fino al 2027 con una media di investimento di 2 milioni all'anno. A confermarlo al Giornale è il portavoce del commissario europeo per le politiche regionali, Corina Cretu che oggi sarà a Pompei con il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini per fare il punto sui finanziamenti europei del «Grande Progetto Pompei»: «L'interessamento della cordata transalpina nei confronti di uno dei parchi archeologici più famosi del mondo è la riprova che il privato può rappresentare una risorsa fondamentale da affiancare al pubblico».

Ma non è scandaloso che lo Stato italiano abbia bisogno degli aiuti di un gruppo d'Oltralpe per far fronte alle esigenze di Pompei?

«La tendenza alla sinergia pubblico-privato è ormai un trend che si sta diffondendo in tutto il mondo e che anche l'Unione europea guarda di buon occhio - risponde la Cretu -. Ciò non significa un disimpegno del pubblico a favore del privato, ma una sinergia per la tutela e la valorizzazione dei nostri principali siti di interesse storico e artistico». Una tesi condivisa anche dall'Unesco, sempre più preoccupato del degrado in cui versano alcuni luoghi eletti a «patrimonio dell'Umanità», ma non sempre rispettosi di un titolo così impegnativo.

Tornando ai finanziamenti francesi nell'operazione-Pompei, va detto che già nel 2011 c'era stato da parte di una cordata imprenditoriale transalpina un progetto che però, dopo una lunga trattativa, si areno. Adesso, invece, pare che sia la volta buona. E non è un caso che a fare da garante al nuovo progetto saranno le Nazioni Unite. Ma, nel dettaglio, in cosa si sostanzierà lo sforzo francese per il parco archeologico pompeiano? Il nuovo consorzio d'Oltralpe interessato a investire (anche grazie alla detrazione fiscale che in Francia «copre» fino al 60 per cento del finanziamento) ha al suo interno anche nomi che già figuravano nella vecchia cordata del 2011 (molto legata a Sarkozy), finita in «disgrazia» a causa della vittoria di Hollande. Ma ora l'aria sembra cambiata e il «cartello» dei nuovi investitori riunito attorno all'archistar Philippe Chaix può contare sulla «benedizione» del governo francese, impegnato in un'operazione di «immagine» che passa anche attraverso la «sponsorizzazione» progetti di culturali al di fuori dei confini nazionali. A Pompei i francesi partirà subito con il restauro di tre domus attualmente chiuse al pubblico, poi si proseguirà con il recupero di una ampia zona indicata dalla Soprintendenza in accordo con l'Unione Industriali e NaplEst.

L'accordo italo-francese per il piano Save Pompei porta ovviamente la firma anche del ministro Franceschini e del soprintendente di Pompei, Massimo Osanna, che tiene a sottolineare: «Per garantire la piena trasparenza del progetto abbiamo modificato il Codice degli appalti che non consentirà più il meccanismo, spesso perverso, dei subappalti». Ma, in concreto, quali saranno i lavori che i francesi finanzieranno?

«Ho già proposto ai francesi le prime tre domus - spiega il soprintendente Osanna: si tra le più belle di Pompei, che necessitano di interventi di recupero. L'accordo è decennale e coinvolgerà grandi imprese con posizione paritetica tra noi e transalpini».

Una join venture a cui i sindacati dei lavoratori di Pompei guardano con preoccupazione: «È una vergogna che lo Stato italiano - dice al Giornale il segretario generale della Confsal-Unsa, Massimo Battaglia - abbia bisogno di capitali stranieri per risolvere i problemi del nostro sito archeologico più prestigioso».

Un concetto che oggi i sindacati ribadiranno direttamente al ministro Franceschini in visita a Pompei con il commissario Ue, Cretu. Si prevede un'agitatissima assemblea che potrebbe lasciare i turisti fuori dai cancelli.

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