Giorni fa Elly Schlein, festeggiando l'elezione di Péter Magyar, ha detto che "Il tempo della destra è finito". E infatti in Ungheria adesso le destre che governano sono tre: quella moderata, quella di Orbán e quella radicale. Con diverse sfumature di euroscetticismo.
In Bulgaria invece - con le proverbiali percentuali bulgare - ha stravinto Rumen Radev, leader di un partito che si dice progressista ma di chiara impronta sovranista e filorussa che si oppone all'immigrazione illegale, ai prestiti all'Ucraina, allo strapotere della Commissione europea su energia, green economy e politiche di bilancio; e che difende gli interessi del popolo bulgaro, i confini nazionali e il modello di famiglia tradizionale.
Ah. Un inciso populista. Ma perché nella "dittatura" ungherese si poteva democraticamente destituire Orbán mentre nella democratica Ue non si può sfiduciare la autocrate Ursula von der Leyen? Fine dell'inciso.
Comunque. Passata l'infatuazione della sinistra per Corbyn, Sanders e Maduro, anche quella per Sánchez - il quale al summit mondiale dei progressisti ha detto che "È il nostro momento!" ma intanto ha perso le elezioni in Estremadura, Aragona e Castiglia e León - è durata poco.
Ora non resta che buttare Bulgaria e Ungheria
fuori dalla Ue. Sempre che la Ue non venga buttata fuori prima da Ungheria e Bulgaria.Mah. Forse non sarà più il tempo delle destre. Ma la narrazione della sinistra abbiamo l'impressione che sia abbondantemente conclusa.